L'artista Grazia Cucco (foto dal sito www.graziacucco.it)

di Maurizio Troccoli

La giovane artista di Amelia, Grazia Cucco è stata già consacrata da Vittorio Sgarbi – come scrive il Messaggero Umbria -, all’edizione 2010 del festival dei due mondi, a Spoleto, mentre oggi conquista la vetrina della prestigiosa Biennale di Venezia. Definita artista «surrealista» la giovane umbra ha fatto già parlare di sè. A palazzo Pianciani, completamente restaurato, occupa una intera sala con una esposizione personale dove allestisce un’opera «natura porca».

Opera porca In questa realizzazione «sono disseminate ad arte – scrive il Messaggero Umbria – miniature che si notano solo dopo un esame ravvicinato (meglio se si usa una lente di ingrandimento), di un erotismo raffinato, non volgare, ma surreale, gradevole, che fanno riflettere. Estremamente luminose le altre opere, sempre enigmatiche, con tecnica pittorica esperta, ma di una modernità disarmante». Dall’Umbria a Venezia il salto dura solo alcuni mesi. L’opera esposta alla Biennale «è meta di ammirati visitatori – scrive ancora Angelo Matteo Socci, sul Messaggero Umbria –, soprattutto stranieri anche perchè la stessa è stata selezionata per l’audioguida, in molteplici lingue che viene fornita ai visitatori della Biennale». Oltre al giudizio sulla sua operosità «composizioni favolose, surrealiste, fantasiose, enigmatiche colte», apprezzamenti sono riservati anche alla sua personalità «simpatica, dirompente, timida, aggressiva, sensibile, generosa». Quindi l’etichetta: «Il paragone più appropriato per la sua personalità e la sua opera è sicuramente con Salvador Dalì», si legge ancora sul noto quotidiano. Come rinunciare alla visionarietà planetaria di chi recensisce:«La vetrina internazionale della biennale la proietta nell’universo della pittura mondiale, dove saprà certamente trovare una sua collocazione». E l’aneddoto: «Del resto mi raccontava Mogol in una cena che la Cucco da scolara disegnò un insetto sul foglio e la maestra, ingannata dalla realtà del disegno, tentò ripetutamente invano di scacciare l’insetto dal foglio, solo dopo inutili tentativi comprese che non di un insetto si trattava, ma di un semplice disegno di una sua allieva, la Grazia Cucco»

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