Gino Paoli

di M.T.

Gino Paoli è morto a 90 anni. La sua voce, ma soprattutto la sua poesia e le sue melodie hanno fatto compagnia agli italiani per tanti anni, senza invecchiare. In più occasioni è ritornato sui palchi di Umbria Jazz, con i suoi storici brani che, per imprevedibili e istantanee rivisitazioni sembravano pressoché inediti. Unica la sua capacità di fare della canzone leggera italiana, ascoltabile e cantabile già dal giorno dopo, una sonorità tutta da esplorare nel tempo. Piacevole nell’immediato, insaziabile in divenire. Gino Paoli con l’Umbria ha potuto avere anche una affinità, se vogliamo caratteriale. I suoi toni pacati ma perentori, hanno molto di simile con la tempra della gente di questa terra, che cercano affidabilità, sincerità, prima di ogni altra virtù. E non amano i personaggi caotici. Si è spento nella sua casa, pochi mesi dopo l’addio di Ornella Vanoni, regina del palcoscenico, voce inimitabile, musa che ha fatto vibrare i pensieri melodici di Gino Paoli nell’arco di una vita, scomparsa a novembre dello scorso anno.

Il matrimonio creativo tra Gino Paoli e Ornella Vanoni ha prodotto alcune delle pagine più significative della canzone italiana. Tra i brani più noti spicca “Senza fine” del 1961, che rimane uno dei classici più amati e rappresentativi della loro collaborazione. Altri brani di rilievo includono “Me in tutto il mondo” e “Che cosa c’è”, entrambi realizzati nei primi anni Sessanta. Negli anni successivi continuarono le collaborazioni artistiche, con brani come “Cercami”, che consolidarono il loro legame musicale oltre che personale. Un momento di particolare rilevanza fu l’album live del 1985, “Insieme”, in cui Vanoni e Paoli duettarono su alcune delle loro canzoni più iconiche, tra cui “L’appuntamento”, “Il cielo in una stanza”, “Sassi”, “Non andare via” e “Più”. L’album rappresenta una sorta di compendio della loro collaborazione e testimonia quanto il loro lavoro comune fosse capace di fondere poetica e sentimento.

La relazione tra i due artisti non fu solo sentimentale, ma anche estremamente produttiva dal punto di vista musicale: Gino Paoli scrisse alcune delle canzoni più importanti della Vanoni, contribuendo a definire il suo stile negli anni più intensi della sua carriera. Il loro legame, fatto di duetti, concerti e collaborazioni in studio, ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della canzone d’autore italiana.

Il legame artistico di Paoli con l’Umbria è stato intenso negli anni, soprattutto attraverso il festival Umbria Jazz. La sua presenza è diventata un appuntamento fisso sia nella rassegna estiva di Perugia sia nella versione invernale di Orvieto, dove si è esibito in duo con il pianista Danilo Rea in concerti caratterizzati da un dialogo intimo tra voce e musica.

Tra le tappe più significative la performance del 13 luglio 2019 al Teatro Morlacchi di Perugia, con lo spettacolo “Una lunga storia”, dedicato ai suoi sessant’anni di carriera. In quell’occasione Paoli aveva raccontato sé stesso attraverso le canzoni e le storie che ne avevano segnato il percorso artistico. In diverse interviste in Umbria, Paoli aveva espresso il proprio affetto per il pubblico del festival definendolo “attento e partecipe”, capace di cogliere le sfumature del canto e della parola.

La Fondazione Umbria Jazz ha voluto salutare così l’artista: «Addio a Gino Paoli, un artista che con oltre sessant’anni di carriera ha fatto da colonna sonora alle vicende pubbliche e private della società, del costume, della storia del nostro paese. Negli ultimi anni Paoli ha frequentato con regolarità i palcoscenici di Umbria Jazz, sia a Perugia in estate che ad Orvieto in inverno, spesso in compagnia di Danilo Rea. Umbria Jazz non poteva quindi non dargli un ultimo saluto che rende omaggio ad uno degli artisti italiani più amati di sempre»

Nato a Monfalcone nel 1934 e cresciuto a Genova, Gino Paoli è stato uno dei protagonisti della cosiddetta “scuola genovese” insieme a Fabrizio De André, Luigi Tenco, Bruno Lauzi e Umberto Bindi. La sua capacità di coniugare poesia e sentimento in forma canzone ha rivoluzionato la canzone italiana, spostandone l’asse verso l’esperienza autoriale. La sua produzione attraversa decenni di trasformazioni musicali senza perdere una cifra stilistica originale: paesaggi emotivi, tensioni intime, contesti sociali e memorie personali si intrecciano in testi e melodie che hanno segnato generazioni. Paoli ha scritto canzoni interpretate da molti artisti italiani e internazionali, e ha spesso collaborato con musicisti di diversa estrazione stilistica, spaziando tra jazz, pop, folk e canzone d’autore. Fino agli ultimi anni ha continuato a salire su palco, prediligendo contesti musicali raccolti più affini alle sue recenti sonorità, più affini alle sue non solo recenti consapevolezze.

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