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giovedì 5 agosto - Aggiornato alle 22:05

Anche l’Umbria nella rete dei Festival italiani di musica in montagna grazie a ‘Suoni controvento’

La neonata realtà mette insieme importanti manifestazioni che intendono perseguire con più incisività un percorso all’insegna dell’educazione ambientale attraverso la musica

Bosso e Biondini a Suoni Controvento (foto Signoretti)

di D.N.

Suoni Controvento porta l’Umbria all’interno della neonata rete dei Festival Italiani di Musica in Montagna. Non poteva essere altrimenti visto il percorso di qualità che l’evento ha messo in atto da alcuni anni. Maggio 2021 segna infatti la nascita della rete, con l’adesione di altre importanti realtà come I Suoni delle Dolomiti (Trentino), Musica sulle Apuane (Toscana), MusicaStelle Outdoor (Valle d’Aosta), Paesaggi Sonori (Abruzzo), RisorgiMarche (Marche), Suoni della Murgia (Puglia) e Time in Jazz (Sardegna).

Educazione ambientale e musica Manifestazioni che rappresentano un importante patrimonio per il Paese – sempre più orientato verso un turismo sostenibile ed esperienziale – e che con questo progetto «intendono perseguire con ancora più incisività un percorso all’insegna dell’educazione ambientale attraverso la musica, considerata come un mezzo e non come un fine» come annunciato i protagonisti della rete. Caratteristica che accomuna questi importanti festival, infatti, è la proposta praticata da diversi anni di un modello di turismo ad economia circolare in luoghi naturali, non antropizzati, con il paesaggio inteso come elemento peculiare ed imprescindibile di ogni singola proposta culturale.

Eventi unici Lo spettacolo, quindi, rappresenta il momento culminante di una giornata composta da molto altro: il cammino, la natura, il silenzio, lo stare insieme. Un modello organizzativo che prevede la scelta di spazi aperti, sicuri e non delimitati, l’assenza di strutture impattanti per l’ambiente (palcoscenici, torri layer, carichi sospesi, sedie), il controllo della pressione sonora e dell’amplificazione. «La buona riuscita dei festival in montagna – spiegano in una nota di annuncio – è dovuta in gran parte al rapporto con il proprio pubblico, che viene introdotto alle buone pratiche e fatto partecipe della propria responsabilità sociale nei confronti dell’ecosistema e dell’ambiente; lasciare i luoghi degli spettacoli puliti come, se non più di prima, è una priorità oltre che motivo di orgoglio per il più che positivo approccio riscontrato in ogni situazione proposta. Si tratta di format all’avanguardia, perfettamente aderenti sia ad una sensibilità maturata a livello nazionale ed internazionale, sia alle reali esigenze dei territori e delle comunità interessate. Esperienze che, come riscontrato tanto in occasione delle varie manifestazioni quanto da studi e ricerche anche di carattere universitario, alimentano una visibilità significativa (ed un altrettanto importante indotto economico) nei confronti di luoghi e comunità che custodiscono un bagaglio storico, naturale ed artistico di altissimo profilo».

Auspicio L’auspicio da parte dei protagonisti dei Festival Italiani di Musica in Montagna è che questo approccio «innovativo, sicuro e sostenibile – affermano – possa essere contemplato e considerato a livello legislativo, anche relativamente alle norme di sicurezza anti Covid e della Safety&Security, che necessitano di riflessioni ed interventi urgenti e differenti rispetto ai tradizionali luoghi di spettacoli dal vivo all’aperto, pena un grave pregiudizio per l’organizzazione e l’esistenza delle stesse manifestazioni dislocate in aree montuose».

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