Giovanni Guidi

Hanno scelto uno dei brani più famosi di Wayne Shorter, «Footprints», gli organizzatori dello Young Jazz Festival di Foligno, diretto dal pianista umbro Giovanni Guidi, come titolo dell’edizione 2016 che si terrà dal 12 al 16 ottobre non solo a Foligno ma anche a Trevi. «Impronte», footprints appunto, che sono nelle intenzioni quelle dei musicisti delle nuove generazioni «per un viaggio che nasce dall’incontro – è stato detto nelle scorse ore durante la presentazione del festival – di innumerevoli identità, generi e situazioni». Cinque giorni non solo di musica ma anche di danza, cinema e scrittura. Tra i musicisti ci saranno Dimitri Grechi Espinoza, Hobby Horse, il duo Gabriele Mitelli e Pasquale Mirra, Orchestrino, Fabrizio Puglisi, Giovanni Guidi e The Gam Scorpions, Alessandro Lanzoni Trio, Liberorchestra e Stefano Tamborrino, Dario Carnovale New Trio, Matteo Bortone, Lucia Guarino e David Brutti, Fabritia D’Intino e Federico Scettri. Musicisti che suoneranno non solo all’auditorium San Domenico ma anche in spazi meno convenzionali, dallo Zut fino a palazzi storici, oratori, biblioteche, strade, frantoi, negozi di dischi, librerie e non solo.

TUTTO IL PROGRAMMA

C’è anche Rava Ospite speciale del festival, patrocinato per l’ottavo anno da Umbria Jazz e che quest’anno si svolge a ottobre e non a maggio, è uno dei più noti jazzman italiani, ovvero Enrico Rava che parteciperà alla proiezione del documentario sulla sua vita e la sua musica. «Condivisione, incontro e dialogo – hanno detto gli organizzatori – saranno, ancora di più, le parole chiave di questa edizione 2016. Condivisione che passa dall’incontro della musica jazz con altri mondi, ambiti artistici, con altre comunità e linguaggi, come è da sempre nella vocazione inclusiva di questa musica e di questo festival». Obbietto è quello di «far convergere e dialogare stili, immaginari, culture completamente differenti in un progetto comune per mettere ‘impronte’ indelebili a sostegno di giovani musicisti italiani, della sinergia tra arti, dell’impegno sociale e della sensibilizzazione e formazione del pubblico».

Musica e impegno L’ultimo giorno di festival prevede anche quello che è divenuto uno degli appuntamenti più attesi, ovvero uno secret concert sempre in collaborazione con il format «Formato Ridotto Live» e che anche quest’anno, promettono gli organizzatori, non deluderà, mettendo insieme musicisti di varie nazioni. Il direttore artistico poi sarà, insieme ai The Gam Scorpions, alla guida di un progetto musicale che coinvolge un gruppo di ragazzi africani rifugiati in Italia; ragazzi africani tra i quali c’è Sidy, che di recente ha lasciato la Libia per arrivare in Italia e che è l’autore della grafica di questa edizione 2016. Oltre a ciò torna la Liberorchestra (guidata quest’anno da Stefano Tamborrino), ormai immancabile progetto del festival che nasce come laboratorio-incontro tra jazz e disabilità fisica e mentale. «Storie in cammino» sarà invece uno spettacolo di narrazione animata realizzato in collaborazione con Emergency.

Note necessarie Come accennato in precedenza, quest’anno il festival si apre anche alla danza grazie a due lavori coprodotti da Young Jazz e compagnia DeJa Donnè che esploreranno questo rapporto facendo incontrare le coreografe e danzatrici Lucia Guarino e Fabritia D’Intino rispettivamente con il sassofonista David Brutti e il batterista Federico Scettri. Quanto alla presenza di Rava, l’appuntamento è per le 21 del 12 ottobre allo Zut con «Note necessarie» che ripercorre, grazie anche a rari materiali d’archivio, la carriera del celebre trombettista; accanto a Rava ci sarà la giovane Monica Affatato, regista del documentario. In cartellone, oltre a un intervento di Enrico Merlin dal titolo «Jazz e frontiera», anche la presentazione di alcuni libri come «Che razza di musica. Jazz, blues, soul e le trappole del colore», scritto da Stefano Zenni (del volume si è parlato anche nel luglio scorso a Perugia durante Umbria Jazz), e di «Storie di jazz» con ritratti di grandi jazzisti a cura di Enrico Bettinello.

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