La serata di venerdì a piazza Grimana (dal gruppo Facebook del "Progetto Paul Beathens")

Nato come «veicolo collettivo per la riappropriazione di una vitalità cittadina che necessita di tornare ad essere la vera protagonista delle piazze perugine» il Progetto Paul Beathens, giunge alla conclusione della sua prima esperienza «Il mio mitra è un contrabbasso – free music area», svoltasi durante i 10 giorni di Umbria Jazz in P.zza Grimana.

Bilancio finale Gli organizzatori parlano di una riuscita che ha superato ogni aspettativa «non tanto per la costante affluenza di persone che hanno condiviso con noi la piazza in questi giorni», quanto «per i contenuti e la coesione sociale che si è creata intorno a questa manifestazione nel corso del tempo…». Nella realtà di oggi, sempre più caratterizzata dalla divisione e dall’isolamento individuale, «una piazza è tornata a vivere in un clima di unione e collaborazione, gioia e cura dei propri spazi…tutti hanno dato il proprio contributo, aiutando a montare il palco, portando la strumentazione ed il materiale di cui, di volta in volta, c’era bisogno, pulendo la piazza a fine concerto..».

Le attività Hanno trovato spazio sul palco del Paul Beathens i più disparati generi musicali, dal blues-jazz al folk tradizionale,dal reggae al funk, dalle atmosfere acustiche al punk e al metal, una miriade di suonatori di tutte le età si sono affiancati in interminabili jam session e concerti. Accanto alla musica sono state allestite, fra gli alberi della piazza, ben tre mostre fotografiche molto apprezzate. Anche molte associazioni hanno dato la loro adesione insediandosi con banchetti e punti informativi. Positivi anche i riscontri dei residenti i quali, nonostante talvolta la musica proseguisse fino a tardi, hanno apprezzato «la voglia di fare e l’impegno di questo gruppo di ragazzi e ragazze».

Il (duplice) messaggio E’ stato ribadito più volte, nel corso di queste giornate, il duplice messaggio che i promotori dell’evento hanno  voluto trasmettere, da una parte alla popolazione (ed in particolare alle generazioni più giovani), dall’altra alle istituzioni locali: nei confronti dei primi si è voluto «dare una sveglia» e «dimostrare che attraverso l’organizzazione e la solidarietà tutto è possibile». Più volte, a mo’ di slogan, è stato ripetuto che «ognuno di noi solo non conta nulla» e la riflessione susseguente è stata che «specie nell’attuale periodo di crisi, è fondamentale che la gente si riunisca per migliorare e cambiare le cose in meglio».  Dall’altra parte gli organizzatori sperano che questi 10 giorni «abbiano avuto la capacità di dimostrare alle locali istituzioni che fenomeni di questo tipo rappresentano un fondamentale punto di partenza per la ricostituzione di uno spirito di partecipazione alla vita sociale, culturale e politica che, come diceva Paolo Vinti, a cui abbiamo intitolato il nostro progetto, necessita di divaricarsi dal potere, dalla moneta e dalla decisione per ritrovare una propria essenza condivisa».

Il futuro. Il progetto Paul Beathens afferma di non volersi fermare qui: «una volta ricoperte le spese per l’organizzazione di questi 10 giorni, se avanzerà qualche soldo decideremo in assemblea come impiegarli, di sicuro nei prossimi giorni ragioneremo le attività sulle quali concentrarci nei mesi a venire».