di Enzo Beretta
Whatsapp proibiti con le amiche, offese perché «non sa cucinare», uscite mirate ed esclusive per andare a trovare la sorella, minacce di bruciarle un vestito un po’ troppo corto e uno schiaffo in mezzo alla strada: «Non devi permetterti di parlare della mia famiglia». Per tutte queste cose la Procura della Repubblica di Perugia ha indagato – l’accusa è di maltrattamenti in famiglia e lesioni – un marocchino di 32 anni. Questa mattina negli uffici del gip di Perugia è stata sentita con la formula dell’incidente probatorio l’ex moglie «umiliata» che nelle scorse settimane è andata a denunciare l’uomo, al quale, è stato imposto il divieto di avvicinamento.
Le offese «Non sei capace di cucinare e neppure di mantenere in ordine la casa – le avrebbe detto -. Ti prendo i documenti e ti faccio tornare in Marocco». I fatti oggetto della contestazione si sarebbero consumati a Umbertide tra aprile e luglio, comprese le percosse che, a detta della persona offesa, si sono ripetute una decina di volte. Stando alla ricostruzione di parte (la donna nordafricana è assistita dall’avvocato Pasquale Perticavo) il marito le «impediva di uscire di casa, se non per andare a trovare la sorella» e in più «le controllava ossessivamente il cellulare, proibendole di inviare sms alle amiche».
Il vestito «troppo corto» Rimproveri su tutto, anche sul modo di vestire: «Dove vai con questo abito?», le urlava. E giù botte. Uno schiaffone, le mani strette intorno al collo, perfino un morso al dito della mano che aveva alzato nel tentativo di difendersi. Nelle carte del pm Mario Formisano si legge una frase piuttosto emblematica: «Se ti rivolgi ale forze dell’ordine non rivedrai più i documenti». Ora, all’esito dell’esame in aula salto davanti al gip Angela Avila, è molto probabile che la Procura avanzi nei confronti dell’indagato la richiesta di rinvio a giudizio. Il 32enne marocchino è difeso dall’avvocato Gloria Volpi.
