Il caso di Ferrigno era finito anche a Le Iene

di C.F.

Magistrato condannato a otto mesi (pena sospesa) per aver chiesto gli arresti domiciliari per il marito dell’amante. La decisione è del tribunale di Genova che, in primo grado, ha giudicato colpevole il pm Vincenzo Ferrigno del reato d’abuso di ufficio che avrebbe commesso da sostituto procuratore a Firenze, mentre ora è in servizio negli uffici giudiziari di Spoleto. Imputata nel procedimento anche la donna, che è invece stata assolta. La difesa del pubblico ministero, rappresentata dall’avvocato Sigfrido Fanyes, in attesa delle motivazioni della sentenza, ha già annunciato appello, mentre i legali del medico dentista costituitosi parte civile, gli avvocati Massimiliano Manzo e Francesco Ceccherini, hanno parlato «di una sentenza che ristabilisce giustizia».

Condannato magistrato di Spoleto Il caso è già finito sul tavolo del Consiglio superiore della magistratura, che nel luglio scorso ha sanzionato il magistrato per la vicenda che risale al periodo tra il 2015 e 2016 quando, la donna aveva denunciato il marito medico di averla minacciata di morte dopo una violenta lite e una serie di maltrattamenti. Del fascicolo si occupò Ferrigno che all’inizio non ritenne vi fossero elementi per mettere sotto accusa il medico dentista e chiese per due volte l’archiviazione, respinta dal gip che ordinò nuovi accertamenti. In queste successive indagini si sono conosciuti il magistrato e la donna, secondo l’accusa e la parte civile avrebbero instaurato una relazione, dopodiché è arrivata la richiesta di Ferrigno per gli arresti domiciliari a carico del marito di lei, ottenendo dal gip il divieto di avvicinamento. Per Ferrigno la procura di Genova la scorsa settimana aveva chiesto una condanna a due anni, alleggerita a otto mesi con la sentenza di primo grado di giovedì mattina: «Attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza per poi impugnarla – dice l’avvocato del magistrato – convinti e fiduciosi della bontà dei nostri argomenti difensivi». Di là dalle barricate la parte civile: «Siamo molto contenti e soddisfatti per questa sentenza che ristabilisce la giustizia con la ‘G’ maiuscola e che funzionerà da monito per il futuro. Il mio cliente – ha aggiunto – è commosso per la notizia della condanna».

@chilodice

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