di C.F.
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«L’isola Polvese e le ville Redenta e Fidelia sono state inserite nel piano delle alienazioni per una semplice operazione contabile, sono contrario alla vendita ai privati, ma resta aperta la possibilità di cedere parte del patrimonio allo Stato o ad altri enti pubblici».
Mismetti: «Contrario alla vendita» Fa chiarezza e indica nodi pesanti che hanno a che fare coi costi di gestione, dalle manutenzioni ordinarie a quelle straordinarie, dei gioielli di proprietà della Provincia di Perugia, il neo presidente Nando Mismetti che ad associazioni, sindaci e giunte tornate negli ultimi giorni ad alzare la voce sull’ipotesi di vendita dei tre beni in questione spiega: «Sono contrario alla loro vendita a privati, ma il fatto che siano stati inseriti nel piano di alienazioni – specifica – non vuol dire che debbano essere venduti».
Alienazioni solo operazione contabile Come spiega la stessa nota della Provincia, la dismissione della Polvese (30 milioni) e delle ville Fidelia (8.2) e Redenta (14) risponde più a una logica «contabile che a una concreta volontà di vendita». In parole povere la Provincia, ma l’operazione è puntualmente compiuta da tutti gli enti locali, Comuni in testa, ha programmato le alienazioni sulla base degli obiettivi con previsione triennale dettati dal Patto di Stabilità.
Ma i conti della Provincia di Perugia scricchiolano La lettura che ne danno gli uffici finanziari della Provincia è la seguente: «Il fatto che la vendita della Polvese sia stata inserita nel bilancio 2016, dimostra che l’ente è in grado di sostenere il saldo contabile richiesto». Come a dire, nonostante i conti siano, per stessa ammissione di Mismetti, «preoccupanti», per il prossimo biennio la quadratura di bilancio resiste. Che è vero fino a un certo punto, considerando che per il 2015 è stata programma la vendita di villa Redenta (Spoleto), confermando come gli equilibri economici e finanziari qualche scricchiolio ben udibile già lo causano. Ma, del resto, non è un mistero.
«Ministero, Regione e Comuni ci devono aiutare»Tant’è che dopo aver ammesso l’operazione contabile, Mismetti sposta il tiro: «La volontà di salvaguardare la fruibilità dei nostri beni c’è, ma resta aperto il tema della loro vendita allo Stato o ad altri enti pubblici e quello del loro mantenimento a esclusivo carico della Provincia sia in termini di manutenzioni che di lavori straordinari su questo – conclude – coinvolgeremo sia il ministero per i Beni culturali e ambientali che Regione e Comuni».
Province spogliate del patrimonio Il messaggio che arriva dal palazzo di piazza Italia è chiaro: «Non vendiamo, ma da soli non ce la facciamo, quindi troviamo insieme una soluzione». Anche perché, evidenziano in molti, con la riforma alle Province restano solo tre funzioni, ambiente, viabilità ed edilizia scolastica, ma non il patrimonio che a rigor di logica dovrebbe essere trasferito a Regione e Comuni. La transizione è alle battute iniziali e gli sviluppi si seguono con massima attenzione, considerando che in ballo ci sono beni di assoluto pregio, come per l’appunto la Polvese e le ville Redenta e Fidelia.
Dottorini: inaccettabile Sulla questione interviene anche il consigliere regionale dell’Idv Oliviero Dottorini, secondo il quale «è tempo che finisca il gioco delle tre carte, che la Provincia esca allo scoperto e faccia chiarezza su questa vicenda dai contorni preoccupanti ed ambigui. E’ inaccettabile che a decidere del destino di una parte così importante del nostro territorio regionale siano il presidente e l’esecutivo uscente di un ente che avrebbe dovuto essere soppresso e che invece le riforme di Renzi hanno resuscitato. Siamo convinti che l’Umbria si mobiliterà contro la privatizzazione e la cementificazione di un bene prezioso come l’Isola Polvese».
