Palazzo Cesaroni (foto F. Troccoli)

di Fra.Mar.

Centootto persone scomparse di cui 34 minori. Sono questi i numeri delle persone scomparse in Umbria dal 1974 ad oggi resi noti nel corso dell’audizione della prima commissione del consiglio regionale dell’Umbria dal commissario straordinario del Governo per le persone scomparse, il  prefetto Michele Penta, a cui proprio mercoledì il Consiglio dei Ministri ha rinnovato l’incarico per altri sei mesi.  In Umbria infatti si discute una legge regionale per « prevenire e contrastare il fenomeno della scomparsa di minori e adulti e per il sostegno alle loro famiglie».

Le parole del prefetto La proposta di legge di cui non sono ancora noti i contenuti, è stata presentata dal Pdl. E proprio mercoledì pomeriggio nella prima commissione del consiglio regionale è stato ascoltato il commissario straordinario Penta che in commissione ha spiegato come  «la scomparsa delle persone è un fenomeno di pubblica sicurezza che parte dalla denuncia dei familiari. Il commissario ha il compito di coordinare l’attività delle associazioni di volontariato e di tenere i contatti con le istituzioni; può far riprendere la ricerca delle persone scomparse in caso emergano elementi nuovi. È stata creata una banca dati apposita, anche per verificare l’eventuale corrispondenza con il registro dei cadaveri non riconosciuti. Non esiste ancora una legge nazionale sulla materia e quella in discussione in Parlamento ha subito varie semplificazioni, perdendo il fondo di sostegno alle famiglie ed anche la possibilità di usufruire di permessi retribuiti durate le ricerche».

I numeri dell’Umbria «Dal 1974 in Umbria è stata denunciata la scomparsa di 1.065 persone, 957 delle quali sono state ritrovate. Rimangono dunque – ha detto Penta – circa 108 persone di cui non si sa più nulla (34 sono i minori). L’andamento delle denunce è abbastanza costante negli anni ma la statistica è resa più complessa dal fatto che non sempre il ritorno di una persona viene segnalato alle autorità e gran parte dei minori scomparsi sono stranieri che si allontanano per raggiungere comunità del paese di provenienza in altri Stati. In quest’ultimo caso il dato risulta falsato anche dall’abitudine di fornire false generalità. Altre Regioni, come Emilia e Lazio, hanno avviato l’iter per un intervento legislativo, che può consentire, se calibrato con le effettive necessità e possibilità, all’istituzione di affiancare le famiglie nella fase della ricerca degli scomparsi».

Penelope in Umbria All’audizione hanno preso parte anche Adelaide Basilio e Antonietta Confalonieri, rispettivamente presidente e vicepresidente della sezione Umbria dell’associazione Penelope.  Entrambe si sono soffermate sull’attività svolta dall’associazione, evidenziando che viene fornita assistenza alle famiglie, dal punto di vista burocratico e psicologico. «I familiari delle persone scomparse incontrano molte difficoltà, anche economiche se hanno un lavoro che durante le ricerche non possono seguire-  hanno spiegato- . Penelope raccoglie le denunce depositate presso le autorità ed è riuscita, a livello nazionale, a far accettare una segnalazione di scomparsa anche prima che siano trascorse 24 ore. È inoltre stata segnalata la necessità di costituire anelli di congiunzione tra cittadini, istituzioni ed enti. Il ruolo di psicologi e avvocati è fondamentale per affrontare la scomparsa di una persona e per fornire un supporto pratico nei rapporti con le autorità. Si tratta – è stato evidenziato – di un fenomeno che sembra molto lontano ma che invece può riguardare tutti».

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