Giorgio Del Papa in aula a Spoleto (foto Fabrizi-U24)

di Chia. Fa.

È attesa per domani, martedì, la sentenza di primo grado del processo della Umbria Olii, l’incidente sul lavoro del 25 novembre 2006 in cui persero la vita Maurizio Manili, Tullio Mottini, Vladimr Todhe e Giuseppe Coletti. Unico imputato è Giorgio Del Papa, ex amministratore dello stabilimento di Campello sul Clitunno: per lui il procuratore capo Gianfranco Riggio e il pm Federica Albano hanno chiesto la condanna a 12 anni. L’accusa è di omicidio colposo plurimo, omissione dolosa delle cautele sul lavoro e incendio. A pronunciarsi sulla terribile vicenda che cinque anni fa scosse l’Umbria e il Paese intero, sarà il giudice Alberto Avenoso.

La superperizia richiesta dalla difesa L’avvocato della difesa, Giuseppe La Spina, il 19 ottobre nel giorno dell’arringa ha richiesto al giudice Avenoso una superperizia per individuare le ragioni all’origine dell’esplosione del 2006. Il giudice martedì, dunque, dovrà preliminarmente pronunciarsi. Tuttavia, l’ipotesi ampiamente condivisa parla di un più che probabile respingimento della richiesta avanzata in extremis del legale della difesa.

L’accusa del pm Federica Albano La mattina del 18 ottobre ha parlato per quasi quattro ore, interrompendosi giusto un paio di volte, per un bicchiere d’acqua e per riprendere fiato. Una requisitoria, quella dell’Albano, precisa e puntuale, tanto che al termine il procuratore capo Riggio ha parlato di «un progetto di sentenza». Per il pubblico ministero Albano a innescare l’esplosione è stato l’utilizzo della saldatrice sul serbatoio 95, all’interno del quale erano stoccate tonnellate di olio di sansa grezzo contenente quantità di esano tutt’altro che risibili. L’intervento a caldo eseguito con il serbatoio pieno e l’impianto in funzione, secondo il pm, avrebbe surriscaldato le pareti fino a far cedere il basamento del serbatoio provocando lo sversamento di diverse tonnellate di olio e poi l’esplosione. All’Umbria Olii, sempre secondo l’accusa, i bacini contenitivi dei serbatoi erano praticamente inesistenti tanto che la fuoriuscita del liquido sarebbe all’origine di quello che l’Albano definisce «l’effetto domino» sugli altri serbatoi, quelli che esplosero di lì a poco.

La difesa dell’avvocato La Spina Il giorno seguente la parola è passata alla difesa. Cinque ore, tanto è durata l’arringa del legale di Giorgio Del Papa, Giuseppe La Spina che, prima, ha respinto le parole del pm Federica Albano che aveva bollato come «inattendibile e fantasiosa» la ricostruzione della difesa e, poi, ha avanzato al giudice Alberto Avenoso la richiesta di una superperizia. L’avvocato è tornato anche a sostenere che Giorgio Del Papa aveva specificatamente vietato agli operai della ditta esterna l’uso della saldatrice per l’installazione della passerella. Ma è sulla manovra errata del gruista che si fonda l’impianto difensivo. Secondo La Spina il gruista dalla propria posizione non aveva modo di vedere cosa stesse succedendo sopra il serbatoio 95. In particolare, per la difesa, l’operaio non si è reso conto che la gru non aveva sganciato la passerella pertanto è solo quando è stato tirato indietro il braccio del mezzo che il serbatoio si è sollevato provocando l’esplosione, lo sversamento di diverse tonnellate di olio e soprattutto l’effetto a catena sugli altri serbatoi.

Le parti civili Nel processo si sono costituite parti civili il Comune di Campello sul Clitunno che ha chiesto una provvisionale di 700 mila euro, con danni da liquidare in separata sede, e la Regione Umbria che ha chiesto 500 mila euro. Per la Manili Impianti, distrutta dopo la morte nel rogo del titolare Maurizio Manili, sono stati chiesti 1,7 milioni, mentre le richieste risarcitorie degli altri familiari variano dai 70 ai 300 mila euro. Ultramilionarie invece le richieste di altre parti civili, come ad esempio l’Inail e  lo Stato.

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