di MA.T.
Ha preso il via la parte finale del «giallo di Perugia», con le ultime battute del processo d’Appello che portano dritte alla sentenza, attesa per lunedì 3 ottobre. Presenti in aula, come sempre, i due imputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito, accusati di essere gli autori del delitto Meredith, la notte tra il primo e il due novembre del 2007, condannati rispettivamente a 26 e a 25 anni di reclusione in primo grado, ma che continuano a proclamarsi innocenti.
La mattinata Amanda si è presentata in aula con pantaloni scuri e camicetta smanicata rosa, il volto provato e stanco, mentre Raffaele Sollecito in camicia chiara sembrava più rilassato e sorridente con avvocati e familiari. Molti i giornalisti e gli operatori accalcati fin dalle prime ore del mattino dinnanzi la porta del tribunale.
La sorpresa Galati L’udienza è stata aperta con l’intervento del nuovo procuratore generale di Perugia, un piccolo effetto sorpresa determinato dalla presenza di Giovanni Galati, per la prima volta nell’aula degli Affreschi per esprimere «piena adesione» al lavoro svolto dai pm e dal procuratore generale. Il magistrato che ha assunto da poco la guida dell’Ufficio è rimasto accanto ai suoi colleghi impegnati nella requisitoria giusto il tempo del proprio intervento, poi ha abbandonato l’aula.«Piena adesione a tutte le questioni sollevate – ha detto il procuratore – in particolare quelle legate alla nuova perizia le cui conclusioni sono infondate e presenta evidenti lacune. Mi auguro che la decisione sia frutto di un sereno confronto tra le parti». La perizia sulle tracce di Dna ha definito «non attendibili» i risultati ottenuti dalla polizia scientifica. Le conclusioni sono state però contestate dai pubblici ministeri.
La requisitoria Il primo a prendere la parola per la requisitoria è stato il sostituto procuratore generale Giancarlo Costagliola che ha affrontato le questioni giuridiche e cominciato a esaminare le testimonianze acquisite nel processo d’Appello. In particolare si è soffermato sulla differenza che esiste tra l’America e l’Italia, circa la figura del procuratore, rappresentata in Italia come organo imparziale a differenza di tutte le altre parti del processo con l’unico scopo di acquisire gli elementi oggettivi e di scoprire la verità. Inoltre, nel marcare la differenza tra i due Paesi il pg ha sottolineato come i procuratori italiani siano scelti in base a concorso pubblico e non per nomina politica. Costagliola ha spiegato che le questioni genetiche saranno approfondite dal pm Manuela Comodi.
La richiesta di condanna La procura generale ha presentato appello contro la sentenza di primo grado, chiedendo il riconoscimento dell’aggravante dei futili motivi per il delitto e l’esclusione delle attenuanti generiche. Le richieste di condanna della procura generale potrebbero arrivare domani.
Il teste Curatolo Per il sostituto procuratore generale Giancarlo Costagliola, il teste Antonio Curatolo è da considerarsi «preciso nel racconto e pienamente attendibile» quando dice di aver visto Amanda Knox e Raffaele Sollecito insieme, la sera del delitto, in Piazza Grimana, a pochi metri dalla casa di Via della Pergola. «Curatolo – ha detto Costagliola – ha visto con assoluta certezza gli imputati il primo novembre del 2007. Non può averli visti il 31, perché tra l’altro i due non erano insieme».
Il Dna su coltello e gancetto c’era Quindi l’attacco al lavoro svolto dagli esperti incaricati dalla Corte di assise di appello di Perugia di eseguire nuovi accertamenti sulle tracce di dna sul gancetto del reggiseno indossato dalla vittima al momento del’omicidio e sul coltello ritenuto dall’accusa l’arma del delitto, e che ha bocciato nettamente l’operato svolto dalla polizia scientifica. «E’ falsificazione scientifica della realtà – ha detto Costagliola – negare l’esistenza del Dna di Meredith e di Sollecito sul coltello e sul gancetto». Dopo aver parlato di «gravi indizzi di colpevolezza a carico degli imputati» il sostituto procuratore generale ha annunciato l’intenzione di rinnovare la richiesta di una nuova perizia genetica. Richiesta già respinta dalla Corte prima di chiudere l’istruttoria dibattimentale.
Perizia superficiale e innocentista Costagliola ha quindi definito la perizia degli esperti della Corte «frutto di un esame superficiale e dal piglio innocentista». Il sostituto procuratore generale ha parlato poi della «assoluta necessità»di procedere all’analisi delle tracce di dna rilevate dai periti della Corte sul coltello ritenuto dall’accusa l’arma del delitto. «Un esame invece non fatto dai periti- ha detto Costagliola – nonostante fosse il primo quesito posto dalla Corte».
Come i genitori di Mez «Vorrei che nel decidere, voi giudici vi sentiate anche un po’ genitori di Meredith Kercher, una giovane discreta e seria a cui questi bravi ragazzi di buona famiglia hanno impedito di vivere», ha detto Costagliola, secondo cui «c’è stata una quasi ossessiva campagna dei mezzi di comunicazione, della stampa e della televisione che ha fatto sentire gli spettatori tutti un po come genitori di Amanda e Raffaele, due ragazzi di buona famiglia tenuti in carcere per l’accanimento della Procura».

