Era tornato clandestinamente a Foligno per abbracciare solo per qualche ora mamma Olga e le due sorelle Graziella e Lolita, ma mentre usciva dalla città per tornare sulle montagne dai partigiani della Brigata Garibaldi a cui si era unito, è stato fermato e ucciso dai fascisti. È morto a 22 anni sul ponte di Porta Firenze, di fronte a quella via che dalla Liberazione della città (16 giugno 1944) porta il suo nome, Franco Ciri il primo partigiano di Foligno.
Il ricordo Sabato ricorre il 70° anniversario dalla sua uccisione e la città di Foligno lo ricorderà attraverso una serie di iniziative promosse dal Comune e dalla sezione locali Anpi. Una mostra fotografica e documentaria sulla vita di Ciri sarà inaugurata alle 10 nel chiostro dell’stituto comprensivo Giuseppe Piermarini, mentre mezzora dopo l’aula magna ospiterà la commemorazione del 70esimo anniversario della Resistenza e della morte del giovane partigiano folignate. Alle 11.30, invece, ci si sposterà proprio in via Franco Ciri dove sarà deposta una corona d’alloro davanti alla targa a lui intitolata e lette le parole di Olga Caputo, madre di Franco Ciri, scritte al figlio nel 1944, un anno dopo la sua uccisione.
Franco Ciri era un giovane di buona famiglia, da ragazzo frequentato il collegio Lucarini dei padri Salesiani di Trevi e poi il liceo scientifico “Alessi” di Perugia. Iscrittosi alla facoltà di Ingegneria a Pisa, nonostante la giovane età, frequentava già il quarto anno. Durante la seconda guerra mondiale, combatté come soldato dell’esercito italiano in Africa, da dove tornò disilluso dalle promesse di un regime ormai avviato al declino. Alla caduta del fascismo (25 luglio 1943), insieme a tanti altri giovani folignati, Franco Ciri fece la scelta della guerra partigiana, combattendo la lotta di Resistenza sulle montagne del folignate nelle fila della Brigata Garibaldi. La morte lo ha colto in città dove era tornato clandestinamente per salutare i familiari.
