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mercoledì 25 maggio - Aggiornato alle 12:43

Ucciso a coltellate nel centro di Umbertide: 12 anni di carcere all’assassino

La sentenza contro il marocchino Hassane Bouskour responsabile del delitto di via Roma avvenuto nell’ottobre 2020

La casa dove è avvenuto il delitto

di Enzo Beretta

La Corte d’assise di Perugia ha condannato a 12 anni e quattro mesi di carcere il marocchino Hassane Bouskour responsabile di aver ucciso durante la notte tra il 17 e il 18 ottobre 2020 a Umbertide il connazionale boscaiolo Abdeltif Hachiche. La sentenza è stata letta dal giudice Carla Maria Giangamboni che ha inflitto al bracciante agricolo il pagamento di una provvisionale risarcitoria di 50 mila euro e l’espulsione dello straniero dall’Italia quando la pena sarà espiata.

Le richieste La pubblica accusa aveva sollecitato una pena di 22 anni e mezzo per omicidio volontario, la difesa l’assoluzione per legittima difesa (in subordine la colpa per eccesso di legittima difesa), la parte civile 900 mila euro di risarcimento. Al termine di una camera di consiglio durata circa tre ore l’imputato è stato condannato per omicidio volontario ma ha ottenuto lo sconto di 1/3 della pena come previsto per il rito abbreviato inizialmente negato alla difesa a causa delle contestazioni legate ai futili motivi.

OMICIDIO DI UMBERTIDE: LE CARTE

I fatti La lite tra il padrone di casa, Hachiche, 35 anni, e la vittima, Bouskour, 44, è avvenuta in un appartamento di via Roma nel quale i due, in compagnia della fidanzata dell’imputato, avevano bevuto sin dal pomeriggio. Il movente del delitto – si legge negli atti della Procura di Perugia – è da rintracciare in «futili motivi» come la «gelosia» per la ragazza e «la pretesa della vittima di farsi restituire 150 euro concessi in prestito». In aula è stato precisato che «l’omicidio non avviene per motivi economici ma i soldi rappresentano un tassello futile che funge da detonatore».

L’ASSASSINO: «VOLEVO SOLO DIFENDERMI»

Le coltellate Stando alla ricostruzione dei fatti fornita dal pm Giuseppe Petrazzini la vittima è stata «attinta da numerose coltellate nel corso di un litigio avvenuto in due fasi» interrotte dalla richiesta di aiuto al 118. Tesi confutata dall’avvocato Franco Libori: «Bouskour è stato ferito alla mano e al torace dalla vittima che impugnava il manico appuntito di un portaombrelli. Avevano discusso, il mio cliente lo aveva invitato ad andarsene dall’appartamento ma la vittima è tornata indietro nascondendo l’oggetto appuntito e ripetendogli ‘Non voglio litigare’. Quando la porta si è aperta ha iniziato a colpirlo con l’oggetto di latta e Bouskour, che a quel punto non poteva far altro che difendersi, ha preso il primo coltello che ha trovato e lo ha ferito mortalmente».

Il movente del delitto Libori crede poco al movente dei soldi e della gelosia: «Bouskour, incensurato rispetto al suo aggressore che per la legge italiana è un delinquente per i gravi reati commessi, non ha avuto nessuna reazione istintiva. Durante il litigio infatti è uscito per chiedere al cugino di avvisare i carabinieri e qualche istante più tardi, quando la vittima è tornata alla carica e lui gli ha aperto per evitare le urla e i problemi con il vicinato, si è semplicemente difeso da un’aggressione». Tracce di sangue sono state rinvenute nel bagno della casa, tra cui un’evidente strisciata sulla porta. Libori spiega la ragione: «Abdeltif è entrato nel bagno gravemente ferito mentre Bouskour aveva fatto chiamare l’ambulanza. Nell’attesa del loro arrivo è tornato per soccorrerlo ma, evidentemente, era già troppo tardi».

Le dichiarazioni dopo la sentenza «Sono soddisfatto dell’esito perché è stata giustamente riconosciuta l’esclusione dell’aggravante dei motivi abietti e futili che secondo me proprio non sussisteva – le parole di Libori – quindi la pena è stata ridotta perché avevamo scelto il rito abbreviato che al momento della richiesta era impedito proprio dalla contestazione dell’aggravante. La pena mi sembra abbastanza equa, in ogni caso faremo appello perché riteniamo possa essere sostenuto anche lì una riduzione di pena sulla base della condanna del tribunale oltre alla legittima difesa di cui ho chiesto l’applicazione». Di parere contrario il legale di parte civile, Pasquale Perticaro: «Siamo soddisfatti per la condanna ma non per la pena in quanto riteniamo che fossero da riconoscere i futili motivi. Aspetteremo di conoscere le motivazioni per comprendere le ragioni che hanno determinato il mancato riconoscimento dei futili motivi». Le motivazioni della sentenza verranno depositate tra 90 giorni, relatore è il giudice a latere Sonia Grassi.

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