«Lo Stato italiano non è stato condannato al risarcimento in luogo della responsabile del fatto e in forza di una ipotizzata responsabilità sussidiaria, ma in virtù di una propria responsabilità diretta, che trae origine dall’inosservanza di un obbligo comunitario: quello, reiteratamente disatteso, di dotarsi di una legge volta l’indennizzo delle vittime di reati violenti». Lo afferma l’avvocato perugino Giovanni Spina, legale dei familiari di Vanessa Russo, commentando la decisione della Corte d’appello di Roma che ha accolto il verdetto della Corte Ue disponendo che allo Stato italiano spetta il risarcimento di 760 mila euro ai parenti delle vittima in quanto Doina Matei, la ragazza che colpì con una ombrellata la giovane romana, è nullatenente e senza fissa dimora.

L’ASSASSINA DELL’OMBRELLO

Le parole di Spina «Anziché dare risalto a questa importante affermazione di diritti delle vittime – prosegue Spina – a fronte della colpevole inerzia del nostro legislatore, la notizia è stata riportata da alcune testate come se i familiari di Vanessa si fossero giovati di una sovvenzione pubblica generosamente concessa in favore della responsabile del reato. Si è così trasformata una giusta tutela per i familiari danneggiati, finalmente affermata dalla magistratura, in una manleva indebita nei confronti della colpevole insolvente. Siffatta lettura giornalistica, del tutto fuorviante, non rende giustizia alla memoria di Vanessa e alle sofferenze patite dai suoi familiari nel corso di 15 anni di contenzioso giudiziario».

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