di Francesca Marruco

In isolamento e guardato a vista, ma con il permesso – accordatogli dal gip Andrea Claudiani rigettando la richiesta di divieto formulata dal pm – di parlare con il suo avvocato. Francesco Rosi, il 43enne perugino che mercoledì ha ucciso la moglie Raffaella Presta, 40 anni, a fucilate, sta passando così le prime ore in carcere da uxoricida dopo che mercoledì sera si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al pubblico ministero Valentina Manuali che lo accusa di aver premeditato il gesto. Il particolare emerge dal decreto di fissazione dell’udienza di convalida, in programma per mercoledì mattina al carcere di Capanne.  L’accusa gli contesta anche le aggravanti dei futili motivi, della crudeltà e dell’aver agito in una situazione di matrattamenti familiari.

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FOTOGALLERY:  IL LUOGO DEL DELITTO

Dinamica Una guerra legale iniziata insomma già prima di mettere piede in qualche aula di tribunale. Ma il pubblico ministero Valentina Manuali ha un obiettivo ben preciso: ricostruire senza margini di incertezza la dinamica del delitto perché ancora non è del tutto chiara. Non è chiaro dove fosse il fucile calibro 12 che Rosi ha imbracciato per uccidere la moglie, non è chiaro quando e da chi è stato caricato, e non è chiaro il motivo che mercoledì pomeriggio ha spinto Francesco Rosi a fare quel gesto. Raffaella, dopo mesi di soprusi e sofferenze, aveva finalmente deciso di lasciarlo e lui le ha sparato? L’ennesimo e fatale gesto violento di quell’uomo che – secondo un’amica della vittima – la faceva persino seguire da un investigatore privato per controllarla?.

L’AMICA DI LEI: LE AVEVA ROTTO UN TIMPANO E LA FACEVA SEGUIRE

Silenzio Tutti dubbi che il pm Valentina Manuali avrebbe voluto chiarire mercoledì sera durante l’interrogatorio. Ma Rosi ha scelto la strada del silenzio, dando il via a quello che si preannuncia come un muro contro muro. Reo confesso dunque – la sua confessione è stata registrata dal 112 quando ha ammesso di averle sparato – ma senza particolari. Almeno per ora.

VIDEO: LA RICOSTRUZIONE DEL DELITTO FATTA DAI CARABINIERI

Incapace di intendere L’avvocato Luca Maori continua a parlare di stato di shock dell’uomo e per questo gli avrebbe consigliato di non rispondere al pm subito dopo l’omicidio. Ma l’idea dello stato confusionale sembra spingersi oltre nella strategia difensiva e dietro l’angolo già si prefigura l’infermità mentale. «Non era capace intendere e di volere – sostiene Maori – era inebetito». Francesco Rosi ha chiamato i carabinieri e si è consegnato. E mentre Raffaella giaceva a terra in una pozza di sangue, il loro bambino era chiuso in bagno e subito allontanato dalla sorella di lui. Adesso molto probabilmente verrà affidato ai nonni materni che sono arrivati in nottata a Perugia dopo aver appreso della tragica morte della figlia. Giovedì mattina i genitori di Raffaella sono anche stati accolti dal colonnello dell’Arma Cosimo Fiore insieme al maggiore Carlo Sfacteria e al capitano Lorenzo Antoniello che sono intervenuti sulla scena del crimine.

VIDEO: ROSI VIENE PORTATO VIA DAI CARABINIERI

Rilievi Per lunghe ore invece sono stati gli uomini della scientifica del reparto operativo a fare tutti i rilievi del caso per accertare con certezza tutta la dinamica. Il corpo della povera Raffaella non è stato spostato fino alle 21.30 di sera e il medico legale Laura Paglicci Reattelli mercoledì non lo ha esaminato neppure esternamente proprio per congelare tutta la scena del crimine fino al termine dei rilievi.

Autopsia a breve Nelle prossime ore verrà comunque eseguita l’autopsia sul corpo di Raffaella. E sarà in quel momento che il medico legale stabilirà senza ombra di dubbio quanti colpi, sparati a che distanza, e con quale inclinazione. Per ora c’è la certezza che i colpi sono stati due: uno al basso ventre e uno un po’ più in alto. Due colpi in due punti diversi da cui sembra trasparire una volontà ben precisa e nulla di improvvisato. Come nulla di improvvisato c’è nel tristissimo epilogo della vita di mamma Raffaella: le sue amiche glielo avevano detto: «Denuncialo e lascialo». Ma lei non aveva voluto sentire ragioni, nonostante il timpano rotto e le botte, aveva deciso di compiacerlo smettendo di andare a lavorare.

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