Sara Ardizzone, morta nell’esplosione del casale a Roma tra il 19 e il 20 marzo 2026, aveva costruito una parte significativa del proprio percorso personale e politico in Umbria, tra Perugia e la Valnerina. È proprio da qui che emerge uno dei passaggi più rilevanti della sua biografia: il radicamento locale, prima della progressiva radicalizzazione e del trasferimento nella Capitale.

Nata a Roma, Ardizzone aveva vissuto a lungo a Perugia durante l’adolescenza. In città aveva frequentato il liceo classico Mariotti, inserendosi in un contesto considerato, almeno inizialmente, ordinario. Le cronache locali raccontano una giovane che conduceva una vita senza particolari elementi di rottura, con relazioni familiari e sociali stabili. È dopo la fine degli studi che si registra il primo cambio di direzione: l’allontanamento progressivo da quell’ambiente e il taglio dei rapporti con molte delle persone conosciute negli anni perugini.

Il legame con l’Umbria, però, non si interrompe. Anzi, si trasforma. A partire dal 2016 Ardizzone si trasferisce in Valnerina, a Castel San Felice, frazione di Sant’Anatolia di Narco. Qui vive per un periodo con l’ex marito, anche lui inserito nell’area anarchica attiva tra Spoleto e Foligno. Nel piccolo borgo la sua presenza resta ai margini: poche relazioni, un profilo descritto come riservato, una quotidianità poco visibile.

È in questa fase che prende forma il suo inserimento nei circuiti anarchici umbri. Frequenta ambienti tra Foligno, Spoleto e Perugia, entra in contatto con reti legate alla galassia insurrezionalista e partecipa alla diffusione di materiale politico. La sua abitazione diventa anche punto di riferimento per pubblicazioni anarchiche. Il nome compare inoltre nell’inchiesta “Sibilla” della procura di Perugia, legata proprio a queste attività: un procedimento da cui uscirà senza condanne, ma che contribuisce a delineare il suo profilo all’interno di quell’area.

Nel tempo, secondo quanto riportato da più fonti investigative, il suo posizionamento si irrigidisce. Alcuni ambienti umbri vengono ritenuti «troppo morbidi», segno di una radicalizzazione che porta a un progressivo distacco anche da quel contesto territoriale che aveva rappresentato la sua base per anni.

Tra gli episodi collegati alla sua traiettoria compaiono anche azioni dimostrative, come danneggiamenti a mezzi di Poste Italiane avvenuti nel 2019 nell’area di Foligno, rivendicati in ambito anarchico. Elementi che, pur non definendo da soli responsabilità penali definitive, contribuiscono a collocarla in una rete attiva e strutturata.

Il passaggio successivo è il trasferimento a Roma, insieme ad Alessandro Mercogliano. È qui che, secondo l’ipotesi degli inquirenti, il percorso compie un salto ulteriore: dalla militanza nei circuiti locali a un coinvolgimento diretto nella preparazione di un ordigno. L’esplosione nel casale del Parco degli Acquedotti, costata la vita a entrambi, è ora al centro di un’indagine coordinata dall’antiterrorismo.

Dopo l’episodio, a livello nazionale è stato convocato un vertice per valutare il quadro complessivo della minaccia legata all’area anarchico-insurrezionalista e per ricostruire eventuali collegamenti. Gli accertamenti si concentrano anche sulla rete di contatti costruita negli anni precedenti, compresi quelli sviluppati in Umbria.

Resta, nella ricostruzione della vicenda, una linea che parte proprio da Perugia: gli anni della formazione al liceo Mariotti, il successivo radicamento in Valnerina, l’ingresso nei circuiti anarchici regionali e, infine, l’uscita dalla regione con un livello di radicalizzazione crescente. Un percorso che attraversa l’Umbria in modo tutt’altro che marginale e che oggi rappresenta uno degli elementi centrali per comprendere l’evoluzione della sua storia personale e politica.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.