di Enzo Beretta

Il tribunale del Riesame tiene in carcere Abdallah Ardouni, il 39enne marocchino bloccato dai carabinieri con l’accusa di aver scippato il 4 ottobre 2015 all’incrocio di via della Pallotta il pensionato Loredano Maranini, 72 anni, che per difendere il borsello cadde battendo la testa sul selciato e morì dopo alcune ore di coma. I giudici hanno rigettato le richieste della difesa poiché ci sarebbero rischi legati alla possibile reiterazione del reato e al pericolo di fuga dell’indagato. Ardouni è in carcere con l’accusa di omicidio preterintenzionale e tentata rapina.

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Dna e telecamere Contro il marocchino i carabinieri hanno raccolto indizi schiaccianti: primo fra tutti il Dna perfettamente corrispondente tra il profilo isolato sulle sigarette fumate dallo straniero e le tracce biologiche repertate sulla bretella del borsello della vittima. Poi ci sono le immagini delle telecamere del Comune che quel drammatico pomeriggio hanno filmato gli spostamenti dell’aggressore durante il tragitto tra via della Pallotta, via Tuderte, via Assisana e via Santucci (dove Ardouni ha abitato per un periodo, ospite di un familiare). Infine alcune intercettazioni telefoniche finite nel fascicolo del giudice.

L’agguato Secondo la ricostruzione Maranini è stato inseguito per circa un chilometro dal rapinatore che indossava un cappellino bianco ed un giacchetto scuro coi polsini chiari. Inizialmente le indagini dell’Arma si sono concentrate sullo spacciatore marocchino Maaloul Nabil, 37 anni, immediatamente scarcerato dal gip Lidia Brutti per mancanza dei gravi indizi. Decisione, questa, che suscitò un’ondata di polemiche. Il figlio della vittima, Marco Maranini, attraverso una nota divulgata dal suo legale Giusi Mazziotta parlò di «forte senso di ingiustizia, fallimento e abbandono da parte delle Istituzioni». I giustizialisti del web insorsero attraverso commenti pesanti sui social-network al punto che l’Associazione nazionale magistrati prese formalmente posizione contro gli «attacchi delegittimanti verso l’operato dei giudici».

La svolta Il 18 febbraio, però, con il fermo di polizia giudiziaria adottato nei confronti di Ardouni, è cambiato tutto. Il provvedimento è stato convalidato dal gip di Parma – città in cui è stato bloccato lo straniero – quindi dalla collega di Perugia e infine dal Riesame che ha bocciato il ricorso dell’avvocato Laura Ferraboschi, già legale del muratore Mario Alessi condannato all’ergastolo per l’uccisione del piccolo Tommaso Onofri.

Ora pochi dubbi I carabinieri del Reparto operativo non hanno mollato la presa e cinque mesi dopo lo scippo mortale di Maranini hanno portato in carcere Ardouni, rientrato in Italia per risolvere un problema con il bancomat. Il nordafricano, rientrato con un volo da Casablanca, è stato seguito all’aeroporto di Bologna e sono state repertate due sigarette fumate e gettate a terra alla fermata dell’autobus e alla stazione. Per i giudici del Riesame (presidente Giuseppe Narducci, a latere Luca Semeraro e Marco Verola) non ci sono dubbi: a strattonare Maranini all’incrcocio tra via della Pallotta e via dei Filosofi è stato Ardouni. E la sua presenza nel quartiere è confermata dalle celle telefoniche agganciate dallo smartphone.

L’ordinanza in lingua araba Ardouni, al quale è stata consegnata dal tribunale una copia dell’ordinanza tradotta in lingua araba, si è allontanato da Perugia il giorno dopo la scarcerazione di Nabil. Da Parma è tornato in Marocco: risolto il problema del bancomat sarebbe rientrato nel suo Paese. I carabinieri hanno avuto la costanza di aspettare il suo passo falso.

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