Ventuno i rinvii a giudizio (Foto F.Troccoli)

di Chiara Fabrizi

Ventuno rinvii a giudizio per la clamorosa truffa da 1,2 milioni di euro ai danni delle Poste e di alcuni istituti di credito. Per diciannove imputati l’accusa è quella di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, mentre per altri due il reato contestato è quello di truffa. La pronuncia del gup Augusto Fornaci è arrivata mercoledì mattina dopo quattro ore di camera di consiglio. Il 14 giugno la prima udienza del processo.

Il giro di assegni da 20, 40 e 60 mila euro Commercialisti, professionisti, imprenditori, un avvocato e naturalmente l’ex-impiegata 55enne del piccolo ufficio di Piedipaterno, nel cuore della Valnerina. Sono loro i presunti protagonisti di una truffa ben organizzata che nel 2005, questa l’epoca dei fatti, ha fruttato ben 1,2 milioni di euro. Il meccanismo era semplice e ben rodato. Assegni bancari venivano portati all’ufficio postale dove, senza attendere le dovute verifiche, venivano trasformati in assegni circolari. Dopodiché in parte venivano immediatamente cambiati in denaro contante ed in parte venivano fatti dei vaglia che poi, alcuni degli imputati, avrebbero riscosso grazie a una serie di conti correnti aperti ad hoc in alcuni istituti di credito laziali. Il tutto a colpi di 20, 40 e addirittura 60 mila euro, tanto che in appena due mesi è stata raggiunta la ragguardevole cifra di 1,2 milioni di euro. Un’enormità, specie se si pensa che le operazioni venivano eseguite nell’ufficio postale di una frazione montana che di anime ne conta sì e no un centinaio.

L’ex dipendente delle poste A svolgere materialmente le operazione era l’impiegata 55enne, originaria di Spoleto, all’epoca dei fatti unica responsabile del piccolo ufficio. La donna, difesa dall’avvocato Gaetano Puma, ha sempre dichiarato di essere stata costretta ad eseguire le operazioni e che, anzi, lei di tutti quei soldi transitati non ha mai visto neanche un centesimo. Anche per lei, come per gli altri 20 imputati, l’accusa era quella di associazione a delinquere per truffa, ma giovedì mattina il gup Fornaci ha alleggerito la sua posizione, tenendo in piedi solo l’accusa di truffa.

Per l’accusa un sistema ben rodato Per il pubblico ministero Federica Albano che martedì mattina aveva richiesto il rinvio a giudizio dei 21 imputati, il sistema con cui venivano incassati i soldi era ben rodato, gli ingranaggi funzionavano alla perfezione, senza alcuna sbavatura. Tant’è vero che nel 2005 la truffa venne scoperta quasi per caso dagli uomini della squadra mobile di Rieti che stavano indagando su un giro di gioco d’azzardo. Ad essere decisive furono le intercettazioni telefoniche, conversazioni tra i vari soggetti in cui si parlava troppo spesso e con eccessiva noncuranza di alcuni «fogliettini», gli assegni per l’appunto. L’indagine portò, nel marzo di sei anni fa, all’arresto di dieci persone, compresa l’ex-impiegata delle Poste, e all’iscrizione nel registro degli indagati di altri undici soggetti.

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