di Fra.Mar.
L’hanno chiamata ‘Gold Plastic’ l’operazione nel settore del traffico transfrontaliero illecito di rifiuti speciali con la quale la Guardia di Finanza di Taranto hanno arrestato 54 persone e sequestrato beni per oltre sei milioni di euro nei confronti di 21 aziende. Tra le persone arrestate c’è anche un uomo di Città di Castello, il legale rappresentante di una ditta accusata di aver spedito in Cina 2 tonnellate di rifiuti speciali, smaltiti illegalmente. Si tratta di M.L., che tramite il suo legale si dice completamente innocente e convinto che i rifiuti andassero a Hong Kong e non in Cina smaltiti illegalmente.
21 aziende e 6 milioni di euro I provvedimenti cautelari in carcere sono stati emessi dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce nei confronti di persone, anche di etnia cinese, appartenenti a una pericolosa organizzazione transnazionale dedita al traffico illecito di ingenti quantitativi di materie plastiche, gomma e pneumatici fuori uso. I finanzieri hanno eseguito anche numerose perquisizioni e sequestrato numerosi beni in 21 aziende per un ammontare di 6 milioni di euro.
1507 container per 34 milioni di chili di rifiuti L’operazione si è articolata in 13 regioni dopo due anni di indagini avviate dalla guardia di finanza e dall’Ufficio doganale. Gli inquirenti, anche grazie alle intercettazioni hanno ricostruito un traffico illecito di rifiuti speciali esportati dall’Italia verso diversi Paesi del sud est asiatico attraverso 1507 container, per un quantitativo complessivo di circa 34 milioni di chili.
Il tifernate, 2000 chili di rifiuti In particolare, sta scritto nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Taranto, l’uomo tifernate, «nella veste di rappresentante legale della CRM in assenza di titoli abilitativi in concorso con Zhang Xiao Wu, cedeva ed esportava in assenza delle prescritte autorizzazioni , attraverso il porto di Ancona e a mezzo di 97 container, 2.033.14 kg di rifiuti speciali costituiti da cascami, ritagli e avanzi di materie plastiche, falsamente dichiarati come destinati alla sede di Hong Kong, ma di fatto dirottati in Cina eludendo la mancanza della licenza AQSIQ e della certificazione pre imbarco necessaria per esportare in questo paese, nonché in violazione delle norme transfrontaliere per i rifiuti destinati al recupero. Il tutto attraverso la falsa attestazione dei documenti di trasporto e nella documentazione doganale di dati non corrispondenti al vero in ordine alla destinazione finale dei rifiuti per un ingiusto profitto pari a 515. 080. In ancora dal 2008 fino ad oggi». L’uomo è stato arrestato dalle fiamme gialle di Perugia.

