di Enzo Beretta
I magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Perugia hanno chiesto il rinvio a giudizio di 26 persone accusate a vario titolo di aver spacciato cocaina tra il capoluogo umbro, la zona del Tifernate, Assisi, Bastia Umbra e Torgiano. Negli atti della Procura si leggono i nomi di 22 albanesi, due romeni, un egiziano e un italiano originario di Torgiano. Nelle 19 pagine che compongono i capi di imputazione vengono elencati numerosi episodi di spaccio avvenuti tra il 2019 e il 2020.
Le presunte associazioni Dodici imputati vengono ritenuti responsabili di essersi «associati tra loro» in due distinte «organizzazioni», con tanto di «promotori e organizzatori», nelle quali venivano portate avanti attività illecite come l’«importazione in Italia, attraverso corrieri, di sostanza stupefacente» da vendere a Perugia e Umbertide attraverso «pusher reclutati». Nel primo caso – si legge nelle carte giudiziarie – veniva garantita la «fornitura di supporto logistico e dei mezzi di locomozione grazie ai quali raggiungere i luoghi deputati allo spaccio», nel secondo più semplicemente il «supporto logistico».
I pusher ospiti Alcuni imputati avevano il compito di «reperire e ospitare i pusher nelle proprie abitazioni, ponendo a loro disposizione le auto per le cessioni di cocaina». Altri spacciatori venivano ingaggiati dall’Albania mentre, ad un livello un po’ più alto della piramide, c’era chi si occupava di «mantenere i contatti con gli altri membri dell’associazione criminale».
I call-center della droga Nel corso delle indagini della Dda sono emerse le figure dei cosiddetti «telefonisti» che ricevevano gli ordini e fornivano ai pusher le «indicazioni sulle località da raggiungere e i clienti da incontrare». Nel giugno 2020 sono stati sequestrati sei chili di cocaina. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Daniela Paccoi, Guido Rondoni, Barbara Romoli, Gloria Volpi, Vincenzo Bochicchio, Donatella Panzarola, Cristian Giorni, Michele Marzoli e Benito De Simone.
