di Francesca Marruco
Che il destino di chi vive quassù dipenda da quello della diga è fuor di dubbio. Che siano arroccati sulle montagne, o adagiati lungo le colline altotiberine, le frazioni di San Sepolcro e Anghiari che incorniciano il lago di Montedoglio sono legate a doppio filo a quella infinita distesa d’acqua che s’insinua tra i monti dell’Appennino umbro-toscano.
La preoccupazione della gente La cifra della preoccupazione di chi in questi posti ci vive, la dà un’anziana donna che gestisce un bar a Motina, una frazione di Anghiari, ai piedi del gigante. La diga di Montedoglio, un invaso che può arrivare a contenere fino a 150 milioni di metri cubi d’acqua, è infatti tra le più grandi d’Europa. «Se qui crolla, ci porta via tutti prima che si faccia in tempo a spostarsi – dice ancora impaurita dopo la nottata passata fuori casa – sono passati ieri sera alle nove a dirci che dovevamo andarcene, poi stamane siamo tornati nelle nostre case, ma siamo sicuri che l’allarme sia cessato?».
La nuvola d’acqua E’ un eco che si rincorre per le tortuose vie che si snodano attorno al grande lago, divenuto spettacolo per molti curiosi che vogliono vedere con i propri occhi cosa è accaduto ieri sera: «Siamo sicuri che l’allarme sia cessato?». L’acqua continua a sgorgare prepotentemente, scende e si infrange creando una grossa nube di vapore. Un maestoso fragore che fa solo intuire la sua forza distruttiva. A metà giornata però la nebbia è già alta e della diga non si vede che la sagoma. Il getto d’acqua nel punto di rottura è una nuvola più marcata nel bianco della nebbia che avvolge tutto.
La gente nelle strade E allora la gente se ne va, rimette i binocoli a posto, riguarda le foto che ha fatto e torna a casa, sperando che l’allarme sia cessato davvero. Che stasera si possa dormire tranquilli senza chiedersi se quella rottura di trenta metri possa aver causato altri danni ancora non evidenti. Si spera che chi di dovere, il suo dovere lo faccia e bene. «Ieri sera – raccontano a San Sepolcro – era un delirio, ad Anghiari i bar erano aperti fino a tarda ora, le strade erano piene di gente allarmata». C’è chi per tornare a casa, data la chiusura dei ponti, che da queste parti abbondano, ha impiegato molto tempo, per poi neanche rientrare.
Ritrovo di ragazzi Un ragazzo che in queste zone ci è cresciuto, che nella diga in costruzione ci andava a passeggiare, racconta come lungo il Tevere di sera solitamente si ritrovano ragazzi che cercano posti appartati per stare in intimità o che semplicemente si fermano a fare due chiacchiere. «Se l’incidente accaduto ieri sera intorno alle nove si fosse verificato un paio d’ore più tardi, chissà cosa sarebbe potuto accadere». Sì perché di solito quando svuotano la diga suonano le sirene, ma ieri sera no. E’ passato il sindaco di Anghiari con il megafono a dire alla gente di lasciare la propria casa, ma di stare tranquilla.
I campi come un grande lago Nel viaggio di ritorno verso Perugia, almeno fino a Città di Castello, il paesaggio è sempre lo stesso: campi allagati, strade chiuse e ponti controllati. Carabinieri, vigili del fuoco, protezione civile, polizia stradale, polizia municipale, un turbinio di lampeggianti su e giù per la E45, agli svincoli e agli incroci. Non manca il ronzio degli elicotteri che monitorano la situazione dall’alto, da Montedoglio a Città di Castello. L’allarme è rientrato ma la prudenza non è mai troppa.

