Un'aula del tribunale archivio generica (foto U24)

di Chia.Fa.

Rito abbreviato condizionato all’escussione in aula dei tre medici e l’ostetrica che hanno visitato la ragazzina. Questa la richiesta presentata in aula dall’avvocato che difende l’uomo di 65 anni accusato di aver violentato dal 2010 al 2014 la figlia oggi alla soglia della maggiore età.

Violenza sessuale sulla figlia minorenne Il collegio penale del tribunale di Spoleto (presidente Fornaci, a latere Anibaldi e Marzullo), dopo una breve camera di consiglio, ha accolto la richiesta della difesa che in aula ha voluto portare il personale sanitario che ha visitato la ragazzina, convinta solo dopo molti anni a raccontare alla madre le presunte violenze subite sia nell’abitazione di famiglia, nella zona del Tuderte, che in camere d’albergo fuori dal territorio regionale, e in alcuni casi anche italiano, dove padre e figlia dormivano per motivi legati ad attività della minorenne.

In aula medici e ostetrica Secondo la pubblica accusa, rappresentata in aula dal pm Patrizia Mattei, il sessantacinquenne avrebbe costretto la figlia a consumare rapporti completi con cadenza settimanale e sempre in circostanze in cui riusciva a trovarsi da solo con lei, questo quanto ricostruito dai carabinieri che hanno indagato sul caso. La figlia e la madre, che nel frattempo ha lasciato il marito, che è anche imputato per ingiurie e minacce ai danni della ex consorte, si sono costituite parte civile nel procedimento. In aula si tornerà a fine aprile, quando sarà sentito il personale sanitario che ha avuto in cura la minorenne.

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