di Fabio Toni
Un’indagine partita in sordina e che ora, dopo gli ultimi passi compiuti dalla procura di Terni, rischia di irrompere pesantemente sulla scena. È quella condotta dal Nipaf – il nucleo investigativo di polizia ambientale del Corpo forestale dello Stato – su alcune figure, dirigenziali e non, interne all’Ast.
L’indagine E’ partita lo scorso autunno in seguito agli esposti presentati da un’azienda ternana. Nel mirino, presunte violazioni in ambito di sicurezza e non solo. Le denunce avrebbero riguardato anche la gestione di alcuni appalti interni, tanto che gli ultimi sviluppi investigativi sarebbero legati proprio a quest’ultimo aspetto.
L’accelerazione Ad inizio aprile gli agenti del corpo forestale dello Stato hanno raggiunto gli uffici di viale Brin, sequestrando cinque personal computer. Un fulmine a ciel sereno, accompagnato dalla richiesta – avanzata dalla procura – di acquisire tutta una serie atti interni. La lista, articolata in ben quarantasei punti, comprende documenti relativi praticamente ad ogni aspetto dell’attività dell’acciaieria: dal personale alle produzioni, dai macchinari fino alle certificazioni di sicurezza.
Indagati A questo passo, accolto con più di una preoccupazione dagli stessi vertici aziendali, ne ha fatto seguito un altro da parte del sostituto procuratore Elisabetta Massini, titolare dell’indagine. Nei giorni scorsi il magistrato avrebbe iscritto nel registro degli indagati quattro dipendenti Ast: due dirigenti (con responsabilità rispettivamente sul personale e sul comparto tecnico) e altrettanti responsabili. Pesanti le ipotesi formulate dal pm nei confronti dei quattro indagati: associazione a delinquere finalizzata all’estorsione e appropriazione indebita.
I documenti «Di fronte alla richiesta di acquisizione di documenti avanzata dalla procura – spiega uno dei legali di Ast, l’avvocato Attilio Biancifiori – l’azienda si è messa a disposizione fornendo tutto il materiale con massima trasparenza, nella convinzione di non aver nulla da nascondere». Al tempo stesso i legali di Ast non hanno comunque evitato una ‘replica’, rappresentata dal ricorso in Cassazione contro il metodo di acquisizione utilizzato della procura, che – questo il parere – non avrebbe tutelato le garanzie previste in casi del genere.
La reazione Nei giorni scorsi, a fronte dell’eco dell’indagine e alla luce delle diverse prese di posizione di alcune associazioni ambientaliste, l’ad di Ast – Marco Pucci – aveva difeso a spada tratta l’azienda, sottolineando il ruolo nel contesto locale e nazionale e gli investimenti fatti («30 milioni ogni anno») sui fronti della sicurezza e dell’ambiente. L’Ad aveva parlato di «offensiva ingiusta e immotivata, ad un’azienda che nei suoi 130 anni di storia ha dimostrato di essere uno straordinario motore di sviluppo economico, sociale e culturale». Parole anticipate dall’accordo siglato in prefettura, insieme alle istituzioni, ai sindacati e a tutte le ‘controllate’ del gruppo, per promuovere un sistema coordinato in grado di accrescere le condizioni di sicurezza dei lavoratori.
