di Enzo Beretta
«Se non mi dai 10 mila euro preparati al peggio del peggio. Ti faccio sparire la famiglia, uno dietro l’altro. Comincio prima dai tuoi nipoti, poi dai tuoi figli, poi tuo marito! Ti faccio soffrire giorno dopo giorno. Non hai idea di cosa ti sto scatenando». Sono questi alcune frasi scritte su WhatsApp alla proprietaria di casa dall’inquilino 35enne di Tivoli, accusato dal pubblico ministero Maria Chiara Vedovato del reato di tentata estorsione. Secondo la procura l’imputato, difeso dall’avvocato Andrea Ercolani del foro di Roma, ha compiuto «atti idonei e diretti in modo non equivoco a costringere la donna a versargli l’importo di 10 mila euro». «Minacciando di morte lei e i suoi prossimi congiunti», si legge negli atti giudiziari, attraverso l’invio di messaggi WhatsApp. Tra cui: «Ti faccio pentire il giorno che hai deciso di non ridarmi i soldi delle caparre».
Gli atti Stando alla ricostruzione del magistrato, inquirente l’uomo «pretendeva, senza averne alcun titolo, la somma di 10 mila euro quale caparra dallo stesso versato per la locazione dell’immobile di proprietà della persona offesa, somma, in verità, corrisposta dallo stesso quale corrispettivo della locazione stessa, come da contratto in atti». La Procura (secondo cui «il fatto non è stato portato a compimento per cause indipendenti dalla sua volontà, ovvero per il diniego della persona offesa che provvedeva a sporgere querela») ha chiesto il rinvio a giudizio, l’imputato preferisce essere processato con rito abbreviato. Si torna in aula il 7 maggio davanti al giudice per l’udienza preliminare Giorgio Margheri: la persona offesa è assistita dall’avvocato Claudio Cimato.
