di Enzo Beretta
Assolta dall’ipotesi di istigazione al terrorismo una marocchina di 58 anni considerata una sostenitrice dello Stato Islamico che voleva mandare il figlio a combattere in Siria. «Non ho paura della morte – diceva – è meglio morire combattendo la guerra santa». La sentenza è stata emessa questa mattina dal giudice Sonia Grassi del tribunale di Perugia. Nei confronti della donna, difesa dall’avvocato Guido Maria Rondoni, anche la Procura all’esito del processo aveva sollecitato l’assoluzione. Nel decreto che dispone il giudizio vengono elencate le accuse: «Manifestando un’aperta condivisione dell’operato dell’organizzazione terroristica internazionale di matrice confessionale denominata Is/Stato Islamico/Daesh dichiarava di non temere la morte e sosteneva che è ‘meglio morire facendo il jihad’».
Il figlio In più «approvava il proposito del figlio El Mostapha Messaoudi di raggiungere la Siria, verso i cosiddetti territori dello Sham, per unirsi alle milizie jihadiste combattenti dell’organizzazione terroristica». Secondo quanto si legge negli atti della Procura, relativamente ai fatti commessi nel 2017 a Tuoro, «così rafforzava il proposito criminoso del figlio orientandone la sua scelta e, concretamente, lo istigava a commettere delitti». All’imputata veniva contestata «l’aggravante di aver agito con finalità di terrorismo». Il figlio non è stato processato in Italia in quanto, appena uscito dal carcere, è stato espulso ed accompagnato nel suo Paese di origine.
