di Maurizio Troccoli
Sono 4 i cittadini kosovari fermati con la grave accusa di apologia del terrorismo e istigazione all’odio razziale, uno dei quali è stato arrestato.
I particolari L’operazione è scattata ad opera della direzione nazionale antimafia guidata dal procuratore Franco Roberti. La scorsa notte sia in Italia che in Kosovo le forze di polizia hanno fermato 4 uomini che propagandavano l’ideologia della jihad. Alcune foto li ritraggono con le armi in mano e immagini riproducono i loro proclami. Sono state diffuse tramite internet e l’organizzazione ha operato prevalentemente tramite social network. Il fulcro dell’operazione antiterrorismo è Brescia ma l’investigazione ha raggiunto anche Perugia e altre città. Secondo gli investigatori hanno atteggiamenti tipici dei combattenti del sedicente stato islamico. Lo sviluppo dell’indagine servirà a spiegare se sono stati anche reclutatori di combattenti sui fronti dell’esercito islamista.
Sorveglianza speciale E’ la prima volta che scatta la misura della sorveglianza speciale. Ne è destinatario uno degli esponenti del gruppo. A capo della organizzazione, c’è un cittadino kosovaro che per lungo tempo ha vissuto in Italia e che è stato arrestato in Kosovo dalle forze di polizia locali. Gli altri tre invece sono stati arrestati in Italia. Parallelamente alle operazioni di polizia scattate la notte tra lunedì e martedì, sono scattate perquisizioni anche a Perugia e in altre città come Brescia e Vicenza, dove gli investigatori hanno elementi per ritenere che la rete islamista ha esteso il suo raggio di azione.
Perquisizioni a Perugia La Digos di Perugia, ha compiuto perquisizioni a casa di due macedoni, operai che risultano sconosciuti agli ambienti investigativi locali, oltre che insospettabili. Vivono nell’area del Folignate e ora gli investigatori li collegano alla rete di propaganda della jihad. Al momento i due non risulterebbero indagati. Nelle loro abitazioni sono stati sequestrati computer e telefoni dai quali gli uomini della Digos intendono risalire agli eventuali collegamenti di questi sospettati con il resto della rete.
Il capo «Centrale invece la figura di Imishiti Samet, mente della cellula e affiliato al Daesh, arrestato nel villaggio di Hani i Helezit, nell’est del Kosovo. Imishiti Samet ha partecipato a ‘conflitti armati al di fuori del Kosovo’», scrive Repubblica.it riportando la conferenza stampa alla procura di Brescia. Risalgono al 2014 le origini delle indagini, quando fu individuato il gruppo con il nomignolo “Con te o senza di te il Califfato è ritornato”, i cui appartenenti Kosovari, presumibilmente alcune centinaia, combattono per l’autoproclamato Stato Islamico, ha detto il dirigente della Digos Giovanni De Stavola in conferenza stampa alla Procura di Brescia.
La ricostruzione «I quattro fermati – scrive ancora Repubblica.it – frequentavano il gruppo ed è documentato il loro collegamento con filiere jihadiste attive nel quadrante balcanico e riferibili a Lavdrim Muhaxheri, principale riferimento dei combattenti provenienti da quell’area geografica. Samet, come detto, è stato fermato in un comune del Kosovo vicino al confine con la Macedonia, ma per molti anni aveva abitato a Chiari, in provincia di Brescia, dove faceva il muratore. Nel suo appartamento di Chiari, dove tuttora abitava il fratello, Ismail Imishti, anche lui fermato nell’ambito della stessa operazione (per lui è scattata l’espulsione per terrorismo), è stato trovato “materiale propagandistico e i software utilizzati per il collegamento con altri internauti sospettati di terrorismo” ha spiegato il procuratore capo Tommaso Buonanno. Il terzo fermato è un altro cittadino di origine kosovara rintracciato in provincia di Savona ed espulso dal territorio nazionale con un provvedimento a firma del questore di Brescia. La sorveglianza speciale è stata invece disposta a carico del quarto fermato, un cittadino macedone residente in provincia di Vicenza».
Messaggio al Papa Tra i messaggi più allarmanti, ci sono quelli riferiti al Santo Padre tra cui: «Adesso dove andrai, ricordati che non ci sarà un altro Papa dopo questo».
