giovedì 20 giugno - Aggiornato alle 16:01

Terremoto, basta un giudice per il processo sulle case popolari crollate a Norcia

Accolta eccezione dei difensori dei tre imputati, fascicolo dal collegio al monocratico

Norcia le case popolari sequestrate (foto Fabrizi)

di Chiara Fabrizi

Basta un giudice per il processo sulle case popolari crollate a Norcia il 30 ottobre 2016. Sì, perché giovedì mattina il collegio penale del tribunale di Spoleto (presidente Magrini Alunno, a latere Cercola e Marini) ha accolto l’eccezione sollevata dalla difesa dei tre imputati, che devono rispondere di crollo colposo per i cedimenti che il terremoto del ha provocato sui condomini di via dell’Ospedale.

Processo case popolari Norcia In particolare, gli avvocati Filippo Teglia, David Zaganelli e Valentina Scuderoni, hanno contestato un difetto di attribuzione del processo, che sarebbe dovuto finire sul tavolo del giudice monocratico, invece che su quello del collegio penale. Giovedì mattina, dopo una breve camera di consiglio, è stata accolta la richiesta della difesa. Il procedimento sarà celebrato dal giudice monocratico Luciano Padula, mentre in aula giovedì mattina a rappresentare l’accusa c’era il sostituto procuratore Vincenzo Ferrigno. Sul banco degli imputati siedono il direttore dei lavori, il legale rappresentante della ditta e il direttore dell’azienda territoriale per l’edilizia residenziale che nel 1980 hanno realizzato gli alloggi popolari resi inagibili dal terremoto più forte.

Le accuse e le parti civile Nel mirino della procura di Spoleto per i condomini di via dell’Ospedale, sequestrati nell’ottobre 2017, le modalità di costruttive della fodera esterna degli edifici «realizzata – secondo l’accusa – senza adeguati presidi e collegamenti sia alla fodera interna che alle strutture portanti» e accusando «i tre di non aver tenuto in adeguata considerazione l’elevato indice di deformabilità longitudinale della struttura e le caratteristiche sismiche della zona». Sette i terremotati già ammessi come parte civile dal gup Federica Fortunati e assistiti dagli avvocati Brandimarte e Ulivucci, che hanno già avanzato una richiesta di risarcimento di circa 50 mila euro ciascuno.

@chilodice

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