Villa maria luisa

di F.T.

Ad agosto il tribunale del riesame aveva revocato, una ad una, tutte le misure cautelari personali. Prima quella di Rodolfo Vitali, gestore di fatto della struttura, per un vizio di forma nella trasmissione degli atti. Poi quelle applicate alla co-titolare Maria Luisa Massoli e all’operatrice sanitaria Franca Manciucca. In quest’ultimi due casi il riesame era entrato ‘a gamba tesa’ sull’indagine e sullo stesso gip che aveva convalidato gli arresti, parlando di «totale e critica adesione alle risultanze esposte dal pubblico ministero».

Ricorso respinto Un passaggio per certi versi clamoroso, che aveva spinto la procura di Terni a presentare ricorso in cassazione contro la revoca degli arresti per i proprietari di villa Maria Luisa. L’11 dicembre la sesta sezione della suprema corte si è espressa nel merito, dichiarando l’inammissibilità del ricorso e dando di fatto ragione ai giudici del riesame.

Il riesame Quest’ultimi, nel revocare le misure cautelari applicate dal gip nei confronti di Maria Luisa Massoli e Franca Manciucca, avevano dichiarato l’inutilizzabilità delle videoregistrazioni effettuate dagli inquirenti all’interno della casa di riposo, a causa della mancanza di adeguate motivazioni nei provvedimenti autorizzativi. Al tempo stesso i giudici si erano espressi sulle dichiarazioni di due testimoni-chiave nell’indagine, giudicandole «contraddittorie».

I legali Logica la soddisfazione degli avvocati Massimo Proietti e Grazia Biscossi, difensori della famiglia Vitali. «La cassazione ha confermato la decisione del riesame – spiegano – smantellando di fatto l’impianto accusatorio. A questo punto siamo pronti ad affrontare il giudizio in assoluta serenità, di fronte a un residuo probatorio pressoché inesistente. Restano alcune dichiarazioni, che peraltro non richiamano alcuna responsabilità diretta, delle quali non abbiamo motivo di preoccuparci, anche in considerazioni delle indagini difensive che abbiamo condotto, i cui esiti sono stati già depositati in tribunale». Soddisfatto anche Francesco Crisi, il legale dell’operatrice sanitaria coinvolta: «Questa decisione  conferma ulteriormente l’inconsistenza delle accuse, già oggetto di decisione da parte dal tribunale della libertà».

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