Truffa scoperta dalla Digos

di Fabio Toni

Dagli appunti nascosti nel 1990 da una concorrente di Telemike ad oggi, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Tanto che la truffa viaggia ormai via web e su sistemi ultramoderni. L’obiettivo alla fine è sempre lo stesso: rispondere correttamente alle domande di un quiz. In questo caso, per ottenere la patente di guida.

L’indagine Sulla scorta dei precedenti avvenuti in altre città italiane – da Brescia ad Arezzo, fino a Ravenna – e di alcuni esami superati troppo facilmente anche a Terni, gli agenti della digos, coordinati dal commissario capo Marco Colurci, hanno dato il via all’indagine che ha portato alla denuncia di quattro cittadini extracomunitari – tre pakistani e un indiano di età compresa fra 25 e 37 anni – per truffa aggravata e falso in atto pubblico.

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Il sistema Grazie al supporto di alcuni strumenti tecnologici messi a disposizione da un cittadino pakistano, venuto appositamente da Brescia a Terni e lautamente pagato, i tre esaminandi – e chissà quanti altri in passato – giovedì mattina sono riusciti a superare agevolmente il test scritto per la patente di guida presso la motorizzazione civile di via Bramante. Il tutto, grazie alle risposte fornite via internet da soggetti al momento ignoti, ma sicuramente preparatissimi sul codice della strada.

Esame ok Nonostante una conoscenza stentata dell’italiano e senza l’ausilio di alcuna traduzione, i tre erano riusciti a rispondere correttamente a quasi tutte le trenta domande del quiz in appena venti minuti. Un record che non ha fatto altro che alimentare i sospetti della polizia che li aveva monitorati con attenzione per tutto l’arco della mattinata.

Sospetti In realtà l’indagine non è stata così semplice. Gli agenti della digos, sospettando la presenza di auricolari, hanno cercato a lungo di intercettare un qualche segnale radio nei pressi della struttura di via Bramante. Ma senza successo. Le stesse immagini registrare dalle telecamere di sorveglianza della motorizzazione civile, avevano ripreso i tre soggetti mentre svolgevano il quiz senza alcun problema o comportamento sospetto. A parte – dettaglio che si rivelerà decisivo – un maglione di lana, troppo pesante visto il clima del periodo, indossato da uno dei due esaminandi di nazionalità pakistana.

Il controllo Soddisfatti per aver superate l’esame e già in fibrillazione per la successiva prova pratica, i tre non potevano sapere che ad attenderli fuori dagli uffici della motorizzazione c’era la polizia. Il controllo ha confermato i sospetti: nascosta sotto il pesante maglione invernale, c’era una piccola telecamera e il giovane che lo indossava, aveva nell’orecchio un auricolare di dimensioni così ridotte che per toglierlo si è dovuti ricorrere al medici del Santa Maria.

Scoperti Ma non era tutto. Gli agenti hanno scoperto infatti che gli altri due – l’indiano e l’altro pakistano – erano riusciti a nascondere un altro auricolare, più voluminoso, sotto le cuffie fornite dalla motorizzazione civile per ascoltare le domande in formato audio. Un sistema ingegnoso, basato in entrambi i casi su una comunicazione via web. Le immagini riprese dalla telecamera e il segnale audio captato, giungevano on-line a una persona in grado di rispondere senza problemi alle domande. Risposte che arrivavano tramite telefoni cellulari con schede clonate, collegati via bluetooth agli auricolari. Chapeau.

Il ‘tecnico’ A fornire tutto il materiale tecnico, segno di un’organizzazione ben oliata e strutturata, era un altro cittadino pakistano. Quest’ultimo, giunto appositamente da Brescia, si era incontrato prima con i tre, spiegando loro come avrebbe dovuto funzionare il sistema. Il tutto, ovviamente, aveva un costo: fino a 1.300 euro a testa per superare il test scritto. L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Barbara Mazzullo, ha portato alla denuncia a piede libero dei quattro soggetti coinvolti e al sequestro di tutto il materiale, incluso quello trovato all’interno dell’auto di proprietà del ‘tecnico’ giunto da Brescia.

Associazione a delinquere? L’ipotesi degli investigatori è che il meccanismo, particolarmente raffinato, sia gestito da un’organizzazione attiva in diverse parti d’Italia. Per questo l’obiettivo, ora, è quello di individuare gli ideatori e i referenti. Aspetti su cui Marco Colurci e i suoi uomini sono già al lavoro. I tre esaminandi, il cui test è stato annullato, dovranno attendere ancora a lungo prima di poter provare di nuovo. Per il momento non resta che utilizzare la bici o i mezzi pubblici.