A giudizio per stalking un 38enne albanese (foto F.Troccoli)

di Fabio Toni

È finito alla sbarra l’uomo accusato di aver molestato per tre anni consecutivi una nota avvocatessa ternana. Nella testimonianza della donna il calvario fatto di appostamenti, telefonate, sms e comportamenti violenti anche nei confronti del suo compagno. L’accusato è V.K., un cittadino albanese pregiudicato di 38 anni.

Mesi da incubo Nell’udienza di fronte al giudice monocratico del tribunale di Terni, la donna ha raccontato della conoscenza avvenuta nel 2004 per una banale causa penale e in seguito sfociata in una vera e propria persecuzione conclusasi soltanto tre anni dopo. Lo stalker avrebbe pedinato la donna con cadenza quasi quotidiana. Numerosi gli episodi in cui sarebbe spuntato quasi dal nulla (in un caso, anche da un cespuglio), fermandola e impedendole di svolgere semplici attività quotidiane, come recarsi al lavoro, in palestra oppure salire in auto.

Minacce e frasi d’amore In un caso avrebbe anche cercato di farsi investire dall’auto guidata dalla professionista. Ossessive poi le telefonate e gli sms ricevuti, in un’alternanza di minacce e frasi d’amore. La condotta dello stalker, in un crescendo di folle gelosia, avrebbe coinvolto anche il compagno dell’avvocatessa, anch’egli di nazionalità albanese, vittima di minacce e anche di un tentativo di aggressione in pieno centro.

Oggetti verso le finestre L’ossessione del 38enne non risparmia la vita professionale della donna, più volte costretta a barricarsi all’interno dello studio insieme alla segretaria, anche lei in preda al terrore. L’uomo, infatti, suona continuamente il campanello dell’ufficio, situato a pochi passi dal municipio di Terni, lanciando anche oggetti verso le finestre. Ai vani tentativi di dialogo portati avanti per evitare altri problemi con una persona evidentemente disturbata, fa seguito una denuncia alle forze dell’ordine.

L’espulsione Il primo sospiro di sollievo arriva con l’espulsione del 38enne a causa dei precedenti penali e di alcune irregolarità nei documenti di identità. Una soluzione parziale, visto che continua per un po’ di tempo a chiamare la donna dal suo paese di origine. Tutto ciò fino a quando l’avvocatessa non decide di cambiare numero di telefono.

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