Uno dei due bar 'sigillati'

di F.T.

Licenza sospesa per dieci giorni: questa la decisione assunta dal questore di Terni, Carmine Belfiore, nei confronti di due locali pubblici di viale Brin, i bar Colorado e Fornetti, posti a non più di trenta metri di distanza l’uno dall’altro. La misura è stata notificata venerdì pomeriggio dalla polizia amministrativa, diretta dal primo dirigente Cinthia Petralito.

La decisione scaturisce dall’attività di controllo del territorio effettuata negli ultimi periodi dalla polizia, attraverso servizi mirati della squadra Volante coordinata dal dirigente Giuseppe Taschetti, del reparto prevenzione crimine e della squadra amministrativa. Le attività – spiegano dalla questura – sono state finalizzate «ad evitare che i locali diventino centri di aggregazione di individui con precedenti penali, con il conseguente radicamento di soggetti pregiudicati che utilizzano gli esercizi pubblici come luogo di abituale ritrovo».

Il motivo «Il provvedimento di sospensione per dieci giorni della licenza commerciale emesso dalla polizia amministrativa, mira ad evitare – indipendentemente dalla responsabilità dei titolari degli esercizi – che questi locali pubblici diventino un pericolo per la comunità: risale allo scorso settembre la violenta rissa avvenuta all’esterno di uno dei due bar (il Fornetti, ndR) oggetto della misura».

La normativa di riferimento è il Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, in particolare l’articolo 100, che assegna al questore la facoltà «di sospendere la licenza di un esercizio nel quale siano avvenuti tumulti o gravi disordini, o che sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o che, comunque, costituisca un pericolo per l’ordine pubblico, per la moralità pubblica e il buon costume o per la sicurezza dei cittadini. Qualora si ripetano i fatti che hanno determinato la sospensione – recita la legge – la licenza può essere revocata». Evidentemente gli inquirenti, durante le verifiche, hanno riscontrato una o più delle condizioni fissate dalla norma.

L’allarme dei residenti «I controlli – prosegue la nota della polizia – sono stati ripetutamente effettuati anche grazie alle segnalazioni dei residenti della zona che, allarmati, hanno segnalato la difficile situazione esternando il loro disagio quotidiano. Per garantire l’interesse primario dell’ordine e della sicurezza pubblica si è reso necessario l’intervento della polizia e l’adozione di tali provvedimenti da parte dell’autorità di pubblica sicurezza».

Il titolare Chi non riesce ad accettare l’accaduto è il titolare del bar Colorado, Alessio Marcoccia: «Ho una famiglia e una casa da mandare avanti, senza il bar sono finito – spiega a Umbria24 -. Adesso non so davvero come fare, perché l’incasso giornaliero mi serve a vivere giorno per giorno. Purtroppo non sono più i tempi fiorenti di una volta. Dovrò comunque pagare l’affitto, le spese fisse, il personale, i costi di gestione. Tutto uguale ma con il bar chiuso. Sarà veramente difficile superare questo momento».

Lo sfogo Gli chiediamo poi della presenza di soggetti pregiudicati fra gli abituali frequentatori del bar: «Sì, non dico che persone del genere non ci siano. Ma non spetta a me mandarli via o arrestarli. Gestisco questo locale da dieci anni e posso assicurare che negli ultimi tempi la situazione si era decisamente tranquillizzata e questo la polizia lo sa bene: negli ultimi controlli si erano trovati davanti solo pensionati intenti a giocare a carte». La chiusura è avvenuta da pochi minuti e Alessio Marcoccia si sfoga: «Io lo stipendio fisso non ce l’ho e dieci giorni di fermo sono una rovina. Non trovo giusto che nel 2014 venga applicata una legge fatta quasi cento anni fa da Mussolini. Le forze dell’ordine non possono pretendere che svolga il loro lavoro, controllando o cacciando chi entra nel locale in base alla fedina penale».