Tony McKenzie

di Marco Torricelli

Stava male, Tony. E da parecchio. Ma non aveva mai smesso di sorridere. Quel sorriso storto, dolce. Buono. Che gli dava quell’aria da ingenuo che, raccontava strizzando l’occhio, gli aveva «sempre fatto tanto comodo, con le donne». Scherzava, ma fino ad un certo punto.

‘Il’ Dj Se n’è andato nella tarda serata di martedì, Antonio Caprera – questo era il suo vero nome, ma magari c’è qualcuno che nemmeno se lo ricordava più – che aveva compiuto 67 anni lo scorso 6 febbraio. Per tutti, lui, era Tony. Tony McKenzie, ‘il’ Dj. L’unico, forse, capace di mettere d’accordo tutti quelli che, ballando con la musica che lui selezionava, avevano poi deciso di provare a percorrere la sua stessa strada.

I successi Una strada che lo aveva portato, per anni, a lavorare nei migliori locali italiani, che gli avevano fatto ponti d’oro: «Datemi un disco e una puntina – ripeteva sempre, anche quando la tecnologia aveva messo in discussione il vinile – che ve la faccio sentire io, la musica». Ed era vero. Ma quella strada lo riportava sempre a casa. Dagli amici, da quei «ragazzini che stanno diventando proprio bravi», come mi disse una volta, tanti anni fa, quando lo scoprii, nascosto dietro una colonna di un locale ormai scomparso, che muoveva le mani, seguendo un suo giovane emulo che ‘scratchava’.

La musica Non aveva mai smesso di ‘suonare’, Tony. Anche quando la ruota aveva girato nel senso contrario a quello sperato. Quando il tempo aveva cominciato a correre troppo in fretta. Quando la malattia lo aveva colpito alle spalle. Mai smesso di suonare e di sorridere. E oggi, a noi – a quei ragazzini che stavano lì, sotto la ‘sua’ consolle a bocca spalancata. Che poi siamo diventati grandi e gli abbiamo sempre voluto bene. Che quando ci diceva: «Quando facciamo un’altra serata?», non sapevamo che dirgli e sorridevamo come stupidi, per non piangergli in faccia – è come se mancasse un pezzo. Ma un pezzo grosso. Importante.

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