Un terzo della condanna richiesta, ma sempre belle somme. Per un totale di 185 mila euro. Sono i soldi che una dipendente e due medici dell’Asl ternana, Morena Vincenzi, Francesco Bonini e Dino Scaia, dovranno pagare – a deciderlo è stata la Corte dei conti regionale – per quello che una decina di anni fa venne definito lo scandalo delle ‘protesi d’oro’.
Le condanne Morena Vincenzi dovrà pagare 100 mila euro, più qualche spicciolo; Francesco Bonini 60 mila e Dino Scaia 25 mila e 500. Le condanne, scrive la Corte dei conti, «debbono essere pronunciate a favore dell’erario della disciolta ASL4 e, conseguentemente, della amministrazione ad essa succedente, soggetto titolare del servizio sanitario del quale la predetta ASL faceva parte».
La truffa La faccenda era iniziata dieci anni fa, con una segnalazione della guardia di finanza di Terni che dava il via ad una serie di accertamenti sulla fornitura di protesi a pazienti aventi diritto con oneri a carico del servizio sanitario nazionale e sul possibile danno subito dalla allora Asl4. In totale secondo la procura, tra il 2002 e il 2003, con 387 pratiche irregolari si sarebbero favorite sei ‘sanitarie’ ternane, «con un danno totale, subito dalla Asl per gli illeciti relativi alla fornitura delle protesi, di 242.047,83 euro».
Pazienti morti Un capitolo particolare, la procura lo aveva dedicato alle «numerose pratiche intestate a persone decedute antecedentemente all’autorizzazione alla fornitura dell’ausilio protesico». 68 i casi verificati: «Il danno complessivo subito a questo titolo (protesi assegnate a soggetti deceduti) dalla Asl4 – scriveva la procura – è pari a 74.808,94 euro».
Le contestazioni In sostanza la procura aveva ipotizzato «un rilevante danno patrimoniale (per 370.584,87 euro) e di immagine (per 200mila euro) sofferto dalla Asl4 di Terni» e del quale venivano ritenuti responsabili (con percentuali di responsabilità diverse; ndr) Morena Vincenzi; Francesco Bonini, per i quali era stata chiesta la condanna a versare, complessivamente, quasi 600mila euro a titolo di risarcimento nei confronti della Asl: «266.587,07 euro Morena Vincenzi, 177.319,9 euro Francesco Bonini e 128.333,15 euro Dino Scaia». L’8 ottobre scorso la Corte dei conti ha emesso la sua sentenza.
