di Fabio Toni
Si terrà mercoledì mattina l’udienza davanti al gip Maurizio Santoloci relativa al procedimento che coinvolge quindici persone fra dirigenti, amministratori ed ex della provincia di Terni, accusati a vario titolo di falso, abuso d’ufficio e maltrattamenti. Diversi indagati, in particolare tutti i membri della giunta, hanno già depositato richiesta di giudizio immediato.
L’origine L’indagine, avviata nel 2009 dal sostituto procuratore Elisabetta Massini, è sfociata in due filoni principali. Il primo riguarda le stabilizzazioni di alcuni dipendenti precari, attuate – a giudizio dell’accusa – nonostante la mancanza dei requisiti di legge necessari. Il secondo filone è legato alle querele presentate da alcuni funzionari dell’ente che hanno accusato problemi di salute, in seguito a presunti episodi di ‘mobbing’. Accuse rispetto alle quali tutti gli indagati si professano «completamente estranei».
Posizioni archiviate Per l’ipotesi di peculato (legata all’utilizzo improprio di schede telefoniche dell’ente e di un mezzo della polizia provinciale), a marzo erano state archiviate le posizioni del presidente Feliciano Polli, del segretario generale Antonio De Gugliemo, degli assessori Domenico Rosati e Filippo Beco e quella del capo di gabinetto Laerte Grimani. Per altri sette (lo stesso Grimani, Paolo Grigioni, Francesco Lezi, Francesco Longhi, Debora Masci, Antonio Meola e Paolo Onori) era caduta anche l’accusa di mobbing.
Stabilizzazioni Il rinvio a giudizio è stato chiesto dal pm per i dirigenti (Antonio De Guglielmo, Giovanni Vaccari Vitale) e i membri di giunta (Polli, Rosati, Bellini, Beco, Bigerna, Cherubini, Mocio, Paparelli, Piacenti D’Ubaldi) che, attraverso pareri tecnici e l’approvazione delle delibere, avrebbero avviato le stabilizzazioni di alcuni dipendenti precari, nonostante la mancanza – secondo l’accusa – dei requisiti di legge. Nel mirino degli inquirenti c’è finito anche il conferimento di incarichi di direzione a soggetti che avevano ricoperto ruoli sindacali nell’ente. Per quest’ultima vicenda il rinvio a giudizio è stato chiesto anche per i tre funzionari interessati dai provvedimenti: Gioia Rinaldi, Sandro Pascarelli e lo stesso Vaccari.
Il mobbing Per questo secondo filone il rinvio a giudizio è stato chiesto per quattro amministratori (Polli, Rosati, Cherubini e Paparelli) e due dirigenti (De Guglielmo e Pascarelli) in relazione al presunto ‘mobbing’ nei confronti di tre funzionari della Provincia, individuati come parte offesa nel corso delle indagini.
Orientamento Le difese dei politici indagati hanno già depositato richiesta di giudizio immediato per i propri assistiti. L’istanza, se accolta, comporterebbe il passaggio diretto al dibattimento senza passare attraverso il ‘filtro’ rappresentato dall’udienza preliminare. Un dato che emergerà con certezza mercoledì mattina davanti al gip.
