Il Tribunale di Terni

di Fabio Toni

Il processo che vede imputato il presidente del consiglio regionale Eros Brega entra nel vivo. Nell’udienza di martedì mattina davanti al tribunale di Terni, sono stati ascoltati quattro testimoni dell’accusa. Uno di loro, l’imprenditore Gianni Rossi, ha affermato di aver consegnato fra il 2009 e il 2010 due assegni all’ex assessore comunale, per un totale di 10mila euro: «Mi era stato fatto capire che se non l’avessi fatto, il locale di cui ero socio (Salefino Cafè, ndr) avrebbe subito dei controlli da parte della guardia di finanza». Soldi che, secondo il testimone, sarebbero serviti «a pagare dei contributi elettorali, così mi aveva detto Brega».

Precedenti L’imprenditore era stato sentito dagli inquirenti il 29 dicembre 2011. In seguito alla deposizione, il presidente del consiglio regionale era stato indagato per concussione. In aula, l’avvocato Manlio Morcella, difensore di Eros Brega, ha puntato il dito sul ‘passato’ di Gianni Rossi, arrestato nel 2011 per reati finanziari e istigazione al suicidio. Un’indagine legata alla morte del commercialista ternano Gianluca Boninsegni. In seguito, l’imprenditore ha patteggiato una pena a due anni e otto mesi di reclusione.

Scintille Il botta e risposta fra accusa e difesa è andato in scena quando l’avvocato Morcella ha chiesto di accertare, attraverso il registro degli indagati, l’esistenza di un secondo procedimento – in questo caso per usura – a carico di Gianni Rossi: «Anche al fine di verificare la sua attendibilità». Una richiesta di fronte alla quale il pm Elisabetta Massini si è detta «basita, visto che si tratta di indagini coperte da segreto istruttorio. Piuttosto – ha aggiunto – sarebbe interessante capire come certe informazioni siano in possesso di soggetti non autorizzati, visto che quell’indagine, diretta dalla sottoscritta, è stata svolta dalla guardia di finanza».

La versione di Eros Brega Poco prima delle ‘scintille’, Eros Brega aveva preso la parola raccontando la sua versione dei fatti: «Con Gianni Rossi eravamo amici, è stato più volte mio ospite e ha anche organizzato la festa per il mio 40esimo compleanno. Una persona sempre disponibile, per questo mi permisi di chiedergli un prestito. Al tempo, era il 2010, non ero ancora presidente del consiglio regionale. Lo sarei diventato più tardi, dopo le elezioni. Quando mi consegnò l’assegno mi disse ‘tieni, te li do per amicizia’. In seguito ho anche cercato di restituire le somme, ma lui ha sempre rifiutato. Qualche tempo dopo lo incontrai e mi colpì molto il suo atteggiamento, quasi a scusarsi con imbarazzo. Oggi capisco il perché di quel comportamento. Sugli assegni, posso dire che erano intestati a me e che li ho versati sul mio conto, a conferma della mia totale buonafede».

La visita in carcere Il tribunale ha ascoltato anche l’ex presidente di Confcommercio Leandro Porcacchia e l’ex dirigente dell’ufficio cultura del comune di Terni, Roberto De Carlo. Entrambi hanno ripercorso gli aspetti legati alle attività dell’associazione Eventi Valentiniani, interni e legati al rapporto con il comune di Terni. Porcacchia, arrestato il 28 marzo del 2011 per una mazzetta estorta a un commerciante ternano (vicenda chiusa con il patteggiamento a tre anni di reclusione), ha riferito circa la visita di Eros Brega durante il periodo di detenzione all’interno del carcere di vocabolo Sabbione: «Cinque giorni dopo il mio arresto – ha raccontato – due guardie del carcere vennero a prendermi in cella. Mi portarono dentro una stanza usata di solito per i colloqui. Lì, insieme al direttore del tempo, al comandante della polizia penitenziaria e agli agenti, c’era Eros Brega. L’incontro durò 5 minuti, mi salutò e alla fine mi consigliò di rivolgermi a un bravo avvocato (Manlio Morcella, ndr) molto preparato in materia penale. Non abbiamo parlato d’altro».

Il comandante La ‘visita ufficiale’ di Brega alla casa circondariale è stata ricostruita anche dal comandante della polizia penitenziaria di Terni, Fabio Gallo: «Il presidente l’aveva preannunciata qualche giorno prima e confermata la mattinata stessa del 1° aprile 2011. In realtà me l’aveva detto più volte che avrebbe voluto verificare di persona le condizioni della struttura, del personale impiegato e dei detenuti. Brega arrivò da solo con l’auto della regione. Dopo l’incontro con una delegazione del personale, andammo a pranzo. La visita proseguì nelle aule scolastiche e nella panetteria. Infine andammo nella sezione accoglienza dove salutò un paio di detenuti che conosceva e lo stesso Porcacchia. Vista la confusione di quel momento, decisi in prima persona e per ragioni di sicurezza di far spostare Porcacchia, che era piuttosto spaesato, in una sala adiacente alla sezione. Qui Brega lo salutò dicendogli di stare tranquillo. Nel breve colloquio non ci furono riferimenti a nomi di avvocati, nè alle questioni che avevano portato Porcacchia in carcere. In base alle norme, i due potevano incontrarsi. Certo, se avessero parlato del processo, sarei intervenuto direttamente».

Sentenza a breve Il processo proseguirà il prossimo 5 novembre con altre due deposizioni, quelle di un funzionario ministeriale e del consulente della procura, il dottor Stefano Vignone. Non è escluso che la sentenza possa giungere nell’udienza già fissata per il 19 novembre.