di Fabio Toni
10 dicembre: questa la data prevista per la sentenza del processo che vede imputato il presidente del consiglio regionale Eros Brega. Nell’udienza di martedì mattina è stato ascoltato il commercialista Stefano Vignone, consulente dell’accusa e ultimo testimone in calendario. Chiusa l’istruttoria dibattimentale, l’attesa ora è per la discussione e la decisione finale da parte del tribunale.
Eventi Valentiniani Il commercialista ha ripercorso in aula gli esiti delle perizie – ben quattro – svolte sulla contabilità dell’associazione. «La relazione principale – ha spiegato – è stata integrata dall’analisi delle fatture che sono andate ad aggiungersi nel corso del tempo. All’inizio le spese non documentate erano pari a circa 200 mila euro, poi questa cifra si è ridotta con l’integrazione di altri documenti». Una conclusione che non si discosta molto da quella della difesa: l’avvocato Manlio Morcella, difensore di Eros Brega, aveva parlato di «non congruità di circa 7 mila euro, comunque giustificabili, a fronte di una contestazione iniziale di 300 mila euro». Per il consulente però, «nell’ultima perizia permangono alcuni rilievi».
Sviluppumbria Negli anni ‘d’oro’ degli eventi valentiniani, la società pubblica – secondo il perito – «svolgeva una funzione di tesoreria per conto del comune, dovendo pagare le spese previa autorizzazione scritta del dirigente competente, il dottor De Carlo». Autorizzazioni che, in un paio di casi, sarebbero state sottoscritte dall’allora assessore Brega. Di contro il consulente, riferendosi al rapporto fra comune e Sviluppumbria per quella partita, ha parlato di «coincidenza dal punto di vista contabile e delle spese documentate». Il debito, contratto nel 2001 dal Comune nei confronti della Spa regionale, è stato «riconosciuto in maniera ‘intrinseca’ dall’amministrazione di allora, attraverso la convenzione sottoscritta nel 2002».
Rilievi I dubbi del perito riguarderebbero allora l’operato dei revisori dei conti dell’associazione valentiniana, alcune spese sostenute in periodi antecedenti le festività del Santo Patrono e altre – a quanto pare poche migliaia di euro – prive di fattura. Poi ci sono le somme – due tranche da oltre 100 mila euro – liquidate alla Musical Box. Una di queste, in particolare risulta «non fatturata ma contabilizzata»: si tratta di un pagamento del 2005, registrato in entrata dalla Musical Box come ‘acconto dal Comune’.
La domanda «Durante l’esame dei documenti, ha potuto rilevare l’uscita di partite ‘liquide’ da casse e conti correnti, poi finite nella disponibilità di Eros Brega?». Questa la domanda posta dall’avvocato Morcella al teste in sede di controesame. Il «no» con cui Stefano Vignone ha risposto, è stato incassato con soddisfazione dalla difesa, consapevole del valore della ‘negazione’ anche sul piano mediatico.
Il teste L’unico confronto fra difesa e accusa – rappresentata dal pm Elisabetta Massini – è arrivato a fine udienza, quasi ad anticipare uno dei temi ‘forti’ della discussione. Non è un mistero che parte del processo ruoti attorno alla deposizione dell’imprenditore Gianni Rossi. In precedenza l’avvocato di Eros Brega aveva chiesto al tribunale di accertare l’eventuale iscrizione del teste nel registro degli indagati per una vicenda di usura. Un’istanza rinnovata martedì mattina con l’aggiunta di alcuni articoli di giornale che lascerebbero intendere l’esistenza uno specifico procedimento penale nei confronti dell’imprenditore. Richiesta che il tribunale ha respinto e a cui lo stesso pubblico ministero si è opposto sottolineando come si tratti di «un’informazione a cui solo il diretto interessato può accedere». Non sfugge che uno degli obiettivi della difesa sia quello di mettere in discussione tanto la credibilità quanto la serenità del testimone. La ‘battaglia’ fra le parti si giocherà anche su questo aspetto.
