di F.T.
Cinque anni e sei mesi: questa la condanna chiesta dal pm Elisabetta Massini nei confronti del presidente del consiglio regionale Eros Brega. L’udienza del processo è in corso davanti al tribunale di Terni in composizione collegiale (presidente Massimo Zanetti, giudici Angelo Matteo Socci e Simona Tordelli). Nel pomeriggio è attesa la replica del difensore di Brega, l’avvocato Manlio Morcella. Al termine, il collegio giudicante si ritirerà in camera di consiglio per emettere una sentenza.
L’accusa Per il pm, «durante il periodo in cui era presidente dell’associazione eventi valentiniani, Brega ha utilizzato il Comune come un ‘bancomat’. Il denaro pubblico – secondo l’accusa – sarebbe stato speso solo per sostenere l’immagine e il peso politico dell’imputato, poi eletto per due volte in consiglio regionale».
Distinguo Il magistratp ha chiesto l’assoluzione per una parte delle imputazioni relative all’accusa di peculato – ‘sgonfiate’ dalla documentazione contabile rinvenuta nel corso del tempo – e la prescrizione per l’ipotesi di falso. Ribadita invece l’accusa di concussione relativa a due assegni consegnati a Brega dall’imprenditore Gianni Rossi e legata – in un altro episodio – alla visita al carcere di Terni durante la quale Brega aveva incontrato il direttore di Confcommercio Leandro Porcacchia, al tempo detenuto e in attesa di convalida.
La difesa Nella sua arringa il legale di Eros Brega, l’avvocato Manlio Morcella, ha replicato punto su punto al pm: «L’inchiesta è segnata da una serie non comune di errori che hanno portato alla formulazione di un capo di imputazione di fatto inconsistente. Con l’ultima perizia del consulente dell’accusa – ha spiegato Morcella – e l’emergere della documentazione contabile, aspetto su cui è necessario un approfondimento rigoroso, la contestazione relativa al peculato si è ridotta dai 675mila euro a circa 10 mila euro suddivisi in cinque anni. Se questi aspetti fossero emersi subito, questo processo non si sarebbe mai celebrato».
Replica Il legale ha parlato di «impianto accusatorio vacillante» anche in relazione alla presunta concussione. «Rispetto alla visita istituzionale nella casa circondariale – ha detto Morcella – la deposizione resa in aula del comandante delle guardie carcerarie ha confermato come Brega non fosse da solo durante l’incontro con Porcacchia. Anche per questo l’episodio non è neppure da considerare».
Teste non credibile Circa Gianni Rossi, l’imprenditore che per l’accusa avrebbe versato due assegni a Brega dietro la minaccia di presunti controlli della finanza, il legale del presidente del consiglio regionale lo ha definito «una persona non credibile, con precedenti penali importanti e indagata da due anni per usura dallo stesso pm che oggi accusa Brega. Per questo – ha detto il legale – la sua testimonianza, oltre che contraddittoria, è segnata dall’esigenza di convergere sulle aspettative del pubblico ministero. In primis per evitare altre pesanti conseguenze giudiziarie, dopo aver già patteggiato una pena di due anni e otto mesi per i reati di induzione al suicidio e estorsione». Al termine della discussione l’avvocato Morcella ha chiesto «l’assoluzione di Eros Brega perché il fatto non sussiste».
