di Marco Torricelli e Fabio Toni
Cinque, gli avvisi di garanzia, emessi dalla procura della Repubblica a conclusione di una indagine condotta dai militari del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Terni. A riceverli sono stati altrettanti medici dipendenti dell’ospedale Santa Maria. Le ipotesi di reato sono, a vario titolo: peculato e falsità ideologica.
Gli ‘avvisi’ Ad essere indagati sarebbero: Angelo Allegra, primario della struttura di ‘Medicina d’urgenza’ dell’ospedale ternano e quattro medici della stessa struttura, Mauro Barabani, Vittorio Bartolini, Patrizia Carnevali e Marco Giuliani (ai quali sarebbe contestato unicamente il falso ideologico). Secondo la ricostruzione degli inquirenti «sfruttavano a proprio vantaggio il così detto regime dell’intramoenia, ovvero la pratica consentita ai medici dipendenti dell’ospedale di erogare prestazioni private fuori dal proprio orario di lavoro, utilizzando strutture ambulatoriali e diagnostiche della struttura sanitaria pubblica».
Il primario Allegra, dice la guardia di finanza, «nella sua qualità di dipendente dell’azienda ospedaliera – in regime di ‘rapporto esclusivo’ – svolgeva attività libero-professionale intramuraria e dopo aver riscosso gli onorari per le visite eseguite all’interno della struttura ospedaliera – per i quali peraltro non emetteva ai pazienti la prescritta documentazione fiscale – ometteva di versare i relativi corrispettivi dovuti». Analoga «metodologia fraudolenta – dicono le fiamme gialle – veniva adottata dal primario per visite domiciliari effettuate nei confronti di pazienti» per le quali, peraltro, «non effettuava le previste comunicazioni all’azienda ospedaliera, omettendo cosi di versare i relativi corrispettivi dovuti».
I ricoveri Ad aggravare la situazione ci sarebbe dell’altro: Angelo Allegra avrebbe attestato «falsamente la necessità di ricoveri urgenti per pazienti che, a ben vedere, non presentavano patologie tali da giustificare un simile trattamento, coinvolgendo nel reato di falsità ideologica i quattro medici dipendenti dello stesso reparto i quali, in concorso tra di loro, firmavano false schede di ricoveri e dismissioni».
La scoperta Un giochino che andava certamente a danno della struttura ospedaliera del Santa Maria, mentre recava un duplice vantaggio: «Al medico – dice la guardia di finanza – che dopo aver riscosso gli onorari per le visite private eseguite all’interno della struttura ospedaliera, non emetteva ai pazienti alcuna ricevuta e contemporaneamente non versava all’azienda i corrispettivi previsti dal regime di intramoenia, pari al 15% della tariffa; ai pazienti, che evitavano i lunghi tempi delle liste di attesa dell’ospedale ed il pagamento del ticket, che restava totalmente a carico del servizio sanitario nazionale».
Il direttore Andrea Casciari, il direttore dell’azienda ospedaliera ternana – alla quale la guardia di finanza riconosce «piena collaborazione» nelle indagini ancora in corso, parla chiaro: «L’azienda si ritiene ovviamente parte lesa, in questa spiacevole circostanza – dice Casciari – e se le indagini dimostreranno che i medici hanno commesso le irregolarità che vengono loro scritte, ovviamente si riserva di mettere in atto tutte le azioni più opportune per i possibili danni economici e di immagine che possano esserle stati procurati».
Le indagini La guardia di finanza era, da tempo, impegnata nella ricostruzione dei fatti: «A gennaio, quando sono stato nominato – conferma Casciari – fui informato del fatto che erano in corso alcuni accertamenti e, naturalmente, ho subito dato disposizioni perché fossero messi a disposizione tutti i documenti che venivano richiesti e così è stato. Ora non ci resta che attendere gli esiti finali e poi prenderemo le decisioni più opportune».
La Regione In merito alle indagini che avrebbero fatto emergere delle irregolarità nell’ambito dell’attività libero professionale intramuraria nella struttura dell’ospedale santa Maria, la giunta regionale «valuterà se rivalersi per danni diretti al servizio sanitario regionale e d’immagine del servizio stesso, su coloro che avrebbero commesso queste irregolarità», lo si legge in una nota della stessa giunta regionale, che «esprimendo apprezzamento per il lavoro svolto dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza, auspica che la magistratura faccia pienamente luce sulla vicenda a tutela del servizio sanitario regionale e della comunità umbra».
