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domenica 25 luglio - Aggiornato alle 11:50

Terni, omicidio Iordache: l’assassino ai domiciliari. Il gip accoglie la richiesta del pubblico ministero

Andrea Arcangeli e Marian Iordache

di Fabio Toni

Andrea Arcangeli, il 45enne di Terni che ha confessato l’omicidio di Victor Marian Iordache, ha lasciato il carcere di Terni ed è tornato nella sua abitazione insieme ai familiari. A decidere per l’applicazione degli arresti domiciliari, in seguito all’udienza di convalida che si è tenuta venerdì mattina in carcere, è stato il gip Simona Tordelli che ha accolto la richiesta del pubblico ministero Elisabetta Massini.

IL LUOGO DOVE ARCANGELI HA SEPOLTO LA VITTIMA 

Motivazioni Nell’ordinanza il giudice ha rilevato la sussistenza del pericolo di fuga e di reiterazione del reato, ma – evidentemente – non il rischio di inquinamento delle prove, stante la confessione resa da Andrea Arcangeli che ha condotto gli investigatori nel luogo dove aveva sepolto il cadavere del suo amante e il sequestro del garage dove il fatto avvenuto, della pistola legalmente detenuta e dell’auto – una Fiat – utilizzata per trasportare il corpo di Marian.

«Personalità incline al delitto» Nel motivare il rischio di reiterazione del reato, il giudice sottolinea come «le modalità stesse del fatto, ovvero l’uccisione dell’amante e il successivo occultamento del cadavere, denotano una spregiudicatezza certamente non comune. Anche la condotta mendace, mirata a sviare i sospetti che gli inquirenti nutrivano su di lui, è sintomatica di una personalità scaltra e incline al delitto».

Autopsia e perizia Intanto la procura ha disposto l’autopsia sulla salma di Victor Marian Iordache. Ad eseguirla, sabato mattina, sarà il dottor Luigi Carlini dell’istituto di medicina legale di Terni. La procura ha disposto anche l’esame balistico che dovrà accertare le modalità con cui è stato esploso il colpo di pistola, una Sig Sauer calibro 9×22, che ha ucciso il 38enne rumeno. In questo caso il consulente incaricato è Emilio Galeazzi.

Le indagini che hanno permesso alla polizia di smascherare Andrea Arcangeli, accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere, hanno preso il via con la denuncia di scomparsa presentata dalla sorella di Marian Iordache il 28 aprile, ovvero sette giorni dopo il tragico fatto. La donna ha riferito agli inquirenti che l’ultimo giorno in cui l’aveva visto – il 21 aprile, Pasquetta – il fratello si trovava proprio in compagnia di Andrea Arcangeli. Così le indagini si sono immediatamente concentrate su di lui. A insospettire ancora di più gli inquirenti, oltre alle contraddizioni più evidenti emerse dalle dichiarazioni sospettato, erano state anche le parole della madre di del giovane rumeno che aveva sentito il figlio lamentarsi più volte per i comportamenti ossessivi del suo amico.

Il motivo Messo ormai alle corde dagli investigatori, Andrea Arcangeli il 2 luglio ha confessato tutto ed ha ammesso – è scritto nell’ordinanza del gip – «di aver ucciso Marian, la sera del 21 aprile, sotto l’effetto dell’alcol e in una condizione di esasperazione determinata dalla sua grave condizione economica, lavorativa e familiare, unitamente alla sua dipendenza affettiva per la vittima che, spesso, gli chiedeva denaro e regalie varie».

Il giudice Andrea Arcangeli sostiene di non essersi reso conto dell’esplosione del colpo. In attesa della perizia, il parere del gip – da questo punto di vista – è diverso: «La versione appare poco verosimile – si legge -, tenendo conto del punto dove la vittima è stata attinta (la nuca) che evidenzia una precisa intenzionalità della condotta mirata all’uccisione dello Iordache».

Il commento In merito alla concessione dei domiciliari, l’avvocato Francesco Mattiangeli che difende Andrea Arcangeli insieme alla collega Vittorina Sbaraglini, parla di «provvedimento equilibrato, legato al fatto che il nostro assistito ha sempre sostenuto che il colpo è partito per sbaglio e che, in ipotesi, non si possa parlare di omicidio volontario».

I familiari di Marian Attraverso l’avvocato Massimo Proietti, che li rappresenta, spiegano che quella fra Marian e Andrea «non era una situazione torbida di amanti che andava avanti da 15 anni. Un interesse probabilmente c’era, ma non si trattava di una situazione datata. Per quello che è a loro conoscenza – afferma il legale – si trattava di una vera e propria ossessione persecutoria da parte di Arcangeli che già in passato aveva minacciato di morte Marian». Nel mirino ci finisce anche la ricostruzione in base alla quale Marian Iordache faceva abuso di alcol insieme al suo amico-omicida: «Da quello che risulta – afferma l’avvocato Proietti – il ragazzo ha avuto solo una contestazione per guida in stato di ebbrezza. La sua non è una famiglia di sbandati, ma di persone inserite da anni nel tessuto sociale cittadino che in questo momento, oltre al grave lutto che li ha colpiti, provano profonda amarezza per l’immagine torbida che è stata in qualche modo veicolata dalla stampa».

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