di Fabio Toni

«A dicembre c’era stata una lite furibonda e lei era andata via di casa. Voleva vivere tranquilla insieme al figlio. Non ci credo ancora che possa essere successo». A parlare è una vicina di vecchia data: per vent’anni – dopo il matrimonio – Franco Rinaldi e Giuseppa Corvi hanno vissuto in quella che era la loro casa di famiglia, un appartamento in un appartamento di strada Fontana di Polo. Dopo quell’episodio, forse all’origine della denuncia presentata dalla donna ai carabinieri, lei era andata a vivere insieme al figlio a poco più di un chilometro di distanza, in via del Fringuello. Una sistemazione trovata grazie alla disponibilità di alcuni parenti del marito.

I vicini della vecchia casa, quella famiglia la conoscevano bene: «Li vedevo ogni giorno prima che lei andasse via – racconta un uomo -. Hanno vissuto qui per una ventina d’anni, il loro matrimonio era stato a poche settimane di distanza dal mio, me lo ricordo bene perché eravamo partiti per il viaggio di nozze nello stesso periodo».

Chi li conosceva Quando le raccontiamo come è andata, un’altra donna non riesce a trattenere le lacrime: «Ma davvero le ha fatto questo? Non ci voglio credere. Era una donna educatissima, dedita al lavoro, una persona tranquilla come poche. Lui? So che lavorava sodo ma con noi è sempre stato gentile. Ogni tanto andava a cogliere gli asparagi e ce li portava. Stranezze? Sinceramente non abbiamo mai notato nulla. C’erano state tensioni, liti e qualcuna ne abbiamo pure sentita. Ma chi si immmaginava che potesse arrivare a questo punto. Deve aver perso la testa».

La lite che aveva sancito definitivamente la fine del rapporto, viene ricordata un po’ da tutti: «Era il 23 dicembre mi sembra – racconta una donna – C’erano state urla, strepiti. Poi lei se n’era andata con il figlio. Povero ragazzo, stava cercando anche lui un po’ di serenità e ora si trova in una situazione che… non voglio nemmeno pensarci».

Il peso Un’altra ragazza della zona conosce Franco Rinaldi di vista o poco più, anche se un giorno lui l’aveva fermata: «Sapeva che i miei genitori si stavano separando – racconta – e così anche lui mi aveva detto della sua situazione, quasi a condividere un peso. ‘È così che va la vita’ mi aveva detto. Poi non l’ho più visto».

Le reazioni «Quanto accaduto questa mattina a Borgo Rivo, ai danni di una donna, getta la città intera nel dolore e colpisce le coscienze di tutti i ternani». Il sindaco, Leopoldo Di Girolamo, dice che «la nostra vicinanza va alla vittima, ma anche alla sua famiglia, ad iniziare da suo figlio. Quanto accaduto non ha alcuna giustificazione e lascia un vuoto immenso e un rimpianto altrettanto forte».

Prevenire simili tragedie L’uccisione di Giuseppa Corvi, dice ancora Di Girolamo, «è ancora più dura e difficile da metabolizzare perché avviene a Terni in un contesto cittadino dove il rispetto delle persone, delle donne, la socialità e la mediazione, sono ancora un valore fondante e presente. Esistono spazi, come le Casa delle donne e il Centro antiviolenza, a disposizione di tutte le donne e di tutte le persone che vivono situazione di conflitto, di insicurezza, di minaccia. Occorre che la prevenzione e la rete della solidarietà e delle strutture pubbliche e del mondo del volontariato sia viva e utilizzata ogni volta che se ne avverte il bisogno».

Troppe vittime «Il dramma consumato quest’oggi a Terni mi ha profondamente addolorato e scosso, in questo momento il mio pensiero e la mia vicinanza vanno alla famiglia di Giuseppa Corvi e in particolare al giovane figlio – dice anche l’assessore regionale alla sicurezza, Fabio Paparelli. Che aggiunge: «Ci sembra doveroso ringraziare la polizia, il questore di Terni e gli agenti che hanno saputo capire subito la situazione e intervenire con grande tempestività». Poi una riflessione: «Troppe donne sono ancora vittime della follia violenta di uomini spregevoli. Il femminicidio è una piaga sociale che va fermata con il contributo di tutti, cittadini e istituzioni».

Il sostegno L’Umbria, dice ancora Paparelli, «si sta attrezzando con forza e determinazione per sostenere e difendere le donne vittime o potenziali vittime di violenza di genere e a tal proposito ricordo l’attività del numero verde e dei centri antiviolenza di Perugia e Terni da poco inaugurati. Ma non è mai abbastanza. Il coraggio di chi denuncia abusi e violenze va ricompensato con un programma di protezione che non lasci margini di azione all’odio e alla vendetta».

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