di F.T.
La conoscenza, le prime uscite. Una frequentazione durata un mese o poco più. Quando lui decide di lasciar perdere, lei si scatena: valanghe di messaggi, telefonate (con un record di 312 ‘squilli’ in meno di 24 ore) e anche minacce. Come quando gli urlò al telefono: «Guarda che dico che mi hai stuprata, ti faccio vedere io! Ti sputtano anche sul lavoro!». Purtroppo per lei ad ascoltarla in vivavoce, c’erano anche gli agenti della questura di Terni.
La storia La relazione, nata ad aprile, è quella fra un professionista 40enne ternano e un’impiegata 50enne del viterbese. Entrambi single, iniziano a frequentarsi. Passa un mese e lui capisce che non è il caso di continuare. Tronca i rapporti ma lei non s’arrende.
Escalation persecutoria All’inizio arrivano piccoli regali e messaggi amorevoli. Poi, col passare dei giorni, il tono cambia. I messaggi si fanno più accesi e aggressivi ma la soluzione di cambiare numero non viene neppure presa in considerazione. Per ragioni di lavoro ma anche perché il professionista spera che la tipa prima o poi smetta.
Macchè Il 2 novembre il 40enne si presenta in questura. Proprio mentre sta raccontando la sua situazione, squilla il telefono. È lei: per dare prova agli agenti di quello che racconta, mette il vivavoce e la donna si scatena con improperi e le minacce già citate. A quel punto parte, rapidissima, l’indagine dell’unità anti-stalking, coordinata dall’ispettore Ruggeri. Nel giro di qualche giorno il questore arriva a emettere la misura dell’ammonimento verso la 50enne. Un provvedimento che fa terminare di colpo messaggi e telefonate con il professionista che, soddisfatto, torna in questura a ringraziare chi lo ha aiutato ad uscire dall’incubo.
