di Fabio Toni
Bicchieri mezzi vuoti. E mezzi pieni. Se la pubblica accusa, con tutta probabilità, non ha accolto con entusiasmo la decisione del tribunale di annullare il decreto di giudizio immediato, al tempo stesso i lavoratori della Meraklon, lungi dal compiere salti di gioia, vedono all’orizzonte l’opportunità di rientrare nel procedimento, dopo un’esclusione tutt’altro che indolore.
L’esclusione Erano stati in 160 a chiedere di poter esercitare l’azione civile nei confronti dell’ex patron Giampaolo Fiorletta e degli altri sei imputati. A quel tempo il processo Meraklon sembrava ben avviato, nonostante avesse dovuto già superare qualche intoppo. L’istanza degli operai era stata respinta dal collegio penale, al pari di quelle presentate dai sindacati. Fra le parti ammesse, soltanto Inps, Regione e le società Meraklon Spa e Meraklon Yarn, quest’ultime nella duplice veste di parti offese e imputate per responsabilità amministrative indirette.
Adesso Dopo le ultime novità, con il procedimento di fatto regredito alla fase delle indagini preliminari, al pm Elisabetta Massini spetterà il compito – paziente – di riprendere in mano il fascicolo per formulare nuovamente i capi di imputazione così come le richieste di rinvio a giudizio. Poi, salvo altri colpi di scena, si passerà all’udienza preliminare di fronte al Gup. Un iter in cui i lavoratori vogliono innestarsi, per dire ‘ci siamo anche noi’.
I lavoratori A parlare sono gli avvocati Emidio Gubbiotti, Riccardo Falocco, Sara e Tania Giovannelli che rappresentano le istanze di 75 lavoratori Meraklon: «Non possiamo entrare nel merito dell’ultima valutazione espressa dal tribunale. A questo punto, però, vogliamo verificare se le posizioni dei lavoratori possano essere riconsiderate per un’eventuale ammissione come parti civili». Valutazioni che, secondo i quattro legali «non possono prescindere dall’iniziativa del pubblico ministero». Tradotto: potrebbe essere lo stesso pm ad individuare i lavoratori come parti offese. «Le loro ragioni – spiegano gli avvocati – sono ancora pienamente plausibili. Questa vicenda li ha visti, loro malgrado, protagonisti e la rilevanza sociale, oltre che giuridica, è dimostrata anche dai problemi pratici e di salute che molti di loro hanno dovuto affrontare».
Il risarcimento Intanto i quattro legali devono decidere se dare seguito anche alla richiesta di risarcimento in sede civile: «Stiamo riflettendo, perché la valutazione del danno in questo caso deve essere ancor più dettagliata e approfondita. Ciascun lavoratore ha le sue ‘voci di danno’ che vanno dai ricoveri in ospedale alle mancate retribuzioni, fino ai mutui da sostenere. L’idea non l’abbiamo accantonata ma per ora è in standby».
La difesa Il fatto che il processo debba seguire l’iter ordinario, consentirà ai difensori dei sette (a questo punto) indagati, di avere qualche carta in più. Potranno infatti esercitare una serie di attività difensive che il giudizio immediato non prevede. Dalla richiesta di interrogatorio, fino alle eventuali indagini difensive. Un contesto sicuramente più favorevole che non esclude, se non altro a titolo di possibilità, l’eventualità della prescrizione.
