di F.T.
«Ecco finalmente l’autobus che mi porterà a casa»: il primo non si era fermato – chissà perché – ma quando il secondo bus è spuntato dalla curva, sotto una pioggia incessante, questo è stato il suo primo pensiero. Per ‘casa’, però, l’uomo non intendeva come tutti ‘la fermata più vicina all’abitazione’, bensì proprio il cortile del condominio dove abita. Ed è proprio lì che ha tentato di ‘dirottare’ mezzo e conducente.
La storia risale alla vigilia di Natale del 2010 ma la vicenda giudiziaria che ne è scaturita, si è conclusa poco tempo fa. Protagonista è un ternano di 58 anni. Quella sera, di solito diversa dalle altre, lui se ne stava in centro ad aspettare l’autobus che lo avrebbe riportato a casa, sotto una pioggia scrosciante e fra la gente che correva qua e là per gli ultimi acquisti prima del cenone.
Primo tentativo Dopo un bel po’, l’agognato autobus è apparso: l’uomo si è avvicinato al bordo del marciapiede, ha pure fatto il classico cenno con la mano, ma niente. Il mezzo ha tirato dritto come se lì non ci fosse nessuno. «Nessun problema – deve aver pensato dopo varie imprecazioni – torno a casa con il prossimo».
La ‘richiesta’ Altra attesa e altra pioggia. Poi è comparso un altro bus, ma di una linea diversa dalla precedente. Lui e ha spiegato al conducente la sua esigenza: «Visto che il suo collega non si è fermato, lei ora mi deve portare a casa». L’autista, perplesso, ha provato a chiarire che la sua direzione – quella dell’ospedale – era tutt’altra rispetto a quella dove il tipo voleva andare e che, comunque, «un bus non è un taxi».
Arriva la polizia Niente da fare, l’uomo ha ribadito il concetto: «Ora tu mi porti dove abito sennò faccio un casino». Per far capire meglio che non scherzava, ha anche staccato e brandito uno di quei martelli che servono a rompere i vetri in caso di emergenza, minacciando di farlo con tutti i finestrini del bus. Intanto però il conducente aveva già chiamato il 113 che, giunto sul posto, ha ricondotto il tipo a più miti consigli.
Condannato Alla fine l’uomo, difeso dall’avvocato Roberto Chiaranti, si è beccato una denuncia per interruzione di pubblico servizio e furto, sfociata nei giorni scorsi in una condanna a otto messi di reclusione da parte del giudice Massimo Zanetti. Arresti che dovrà scontare presso l’abitazione dove vive e dove gli agenti lo hanno accompagnato. Questa volta fino all’uscio.
