di F.T.
Fra proprietari e inquilini, si sa, non è che le cose vadano sempre bene. Spesso le liti sfociano in tribunale e in genere si tratta di cause civili, legate a questioni di soldi. Questa volta la diatriba ha avuto strascichi più pesanti, visto che il padrone di casa è finito a giudizio per stalking e molestie.
La storia All’inizio le cose andavano bene. Gli inquilini – un ternano e la sua compagna di origini polacche, entrambi di 39 anni – avevano preso in affitto l’abitazione di proprietà dell’uomo, ad Arrone. I rapporti si erano logorati con il passare del tempo: colpa degli affitti non pagati, al pari delle bollette. Lui, il padrone di casa, aveva iniziato a sollecitarli a più riprese, senza ottenere risposte. Poi i faccia a faccia si erano fatti sempre più aspri.
La denuncia A un certo punto la situazione degenera: gli inquilini, sentendosi tartassati, vanno dai carabinieri e sporgono denuncia. «Quell’uomo ci telefona continuamente, viene a bussare ad ogni ora del giorno e della notte. Non ci dà pace». La compagna parla anche di molestie e «apprezzamenti a sfondo sessuale e telefonate mute, accompagnate solo da rumore di un respiro». L’accusa finisce nero su bianco e arriva dritta in procura.
Il processo Dopo il rinvio a giudizio, il proprietario – difeso dall’avvocato Maurizio Cecconelli – è finito a processo per atti persecutori, minacce e ingiurie. Nell’udienza di martedì mattina, il teste citato dalla difesa ha spiegato come l’uomo fosse in realtà oggetto di frequenti aggressioni verbali e, in un caso, anche fisiche. Il tutto solo per aver chiesto gli affitti e le bollette arretrate e mai saldate. La coppia, parte offesa nel procedimento, non si è costituita parte civile. Il collegio giudicante presieduto da Massimo Zanetti ha aggiornato l’udienza al prossimo 16 settembre per ascoltare altri testi.
