La galleria Tescino

di Fabio Toni

Dopo i passi compiuti dalla procura in seguito ai gravi problemi di salute denunciati dal tecnico che nel 2009 aveva lavorato all’interno della galleria, ora prende corpo anche il secondo fascicolo aperto dalla procura di Terni sul tunnel Tescino. È il filone ‘ambientale’ legato alla costruzione dell’opera sotto la discarica Ast di vocabolo Valle e all’acqua che filtra dalle pareti. Sarà l’esame del perito a dire quali sostanze sono presenti nel liquido, dopo che le analisi dell’Arpa hanno evidenziato la presenza di metalli pesanti come cromo, manganese, nichel e rame.

Tre indagati I primi avvisi di garanzia per questo secondo capitolo di indagine sono già partiti e riguardano tre persone: un dirigente del settore ambiente di Tk-Ast e due dirigenti del compartimento per la viabilità dell’Umbria di Anas Spa. Il reato ipotizzato dalla procura è relativo alla violazione del decreto legislativo 152 del 2006 – il cosiddetto codice ambientale -, per la parte che fa riferimento alla ‘gestione non autorizzata di rifiuti’. Nel mirino del sostituto procuratore Elisabetta Massini ci sarebbe finito lo smaltimento del percolato della discarica di Valle, effettuato – questa l’ipotesi – senza tenere conto delle misure di sicurezza necessarie. Trattandosi di un sito di bonifica di interesse nazionale, per la vicenda è stato interessato direttamente anche il ministero dell’ambiente, rappresentato dall’avvocatura dello Stato.

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In merito alla perizia, l’incarico formale al consulente individuato dalla procura – l’ingegner Luigi Boeri – verrà affidato nella mattinata di martedì. Nulla trapela circa la data dell’esame che potrebbe svolgersi il giorno stesso, così come in quelli successivi (l’ingegner Boeri sarà a Terni anche venerdì 28 febbraio). Il perito sarà impegnato nel prelievi e successivamente nelle analisi elle acque che cadono, da tempo, dai muri della galleria. Un esame attraverso il quale la procura intende fissare un punto fermo nel contesto di un’indagine che si preannuncia articolata e complessa.

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Parla l’Ast Sulla vicenda della discarica si registra un intervento ‘pesante’: quello di Acciai Speciali Terni che evidenzia come il sito di vocabolo Valle sia dotato «di tutti i presìdi ambientali previsti» e venga utilizzato «nel rispetto delle norme in materia e della connessa autorizzazione». Dall’Ast ricordano come l’azienda «sia impegnata, da tempo e compatibilmente con le restrittive norme nazionali, nell’individuazione di possibili riutilizzi della scoria proveniente dalla produzione di acciaio inossidabile». Tutto ciò «nonostante il Bref dell’unione europea (documento di riferimento sulle migliori tecniche disponibili, ndR) sottolinei, in maniera esplicita e nel paragrafo dedicato al riutilizzo delle scorie, che quelle derivanti dalla produzione di acciaio inossidabile sono ‘generalmente meno adatte al riutilizzo e devono essere smaltite in discarica’».

L’intervento Sulla vicenda del ‘tunnel dei veleni’ interviene anche Rifondazione Comunista che parla di «vicenda dai contorni sempre più inquietanti». I responsabili locali del Prc chiedono che vengano «accertate le responsabilità di coloro che hanno progettato e autorizzato il percorso della superstrada Terni-Rieti all’interno dell’area delle discariche e d chi ha permesso la costruzione di una galleria la cui volta dista pochissimi metri dal fondo della discarica». Oltre a dire ‘no’ a qualsiasi progetto di ampliamento del sito, i rappresentati di Rifondazione chiedono che venga dato spazio «ai progetti di trattamento delle scorie e del recupero dei minerali presenti. Oltre a migliorare la situazione ambientale di Prisciano e dell’intera città – spiegano – si potrebbero recuperare materiali importanti per l’Ast stessa». Sul tema i consiglieri comunali Mauro Nannini e Luzio Luzzi hanno presentato un’interrogazione.

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