di C.F. e M.C.
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Gli uomini del Corpo forestale dello Stato sono tornati in Ast mercoledì mattina nell’ambito di quello che al momento appare un nuovo filone d’inchiesta che segue quella, denominata «Acciaio d’oro», delle scorse settimane. Stando a quanto risulta al momento gli agenti avrebbero avviato una serie di verifiche su tutte le materie prime in ingresso nell’ultimo anno, segno che la procura della Repubblica di Terni vuole vederci chiaro anche sulle forniture di vario tipo. Secondo indiscrezioni prima della visita in acciaieria il Corpo forestale avrebbe anche parlato con l’amministratore delegato di Tk-Ast Lucia Morselli. Una visita sarebbe stata fatta anche nel corso della giornata di martedì, nel corso della quale sarebbero stati incontrati un dirigente e un quadro di Ast.
Acciaio d’oro Con l’operazione «Acciaio d’oro» era stato scoperto un traffico illecito di rifiuti ferrosi dalla Forestale di Terni che aveva eseguito 6 arresti, di cui 3 in carcere e 3 ai domiciliari e una raffica di perquisizioni. Dopo mesi di indagini gli inquirenti avevano scoperto che i resti di materiali ferroso del reparto di finitura, che secondo una politica aziendale sarebbero dovuti rientrare in altri siti della azienda, da un gruppo di persone ben strutturato erano stati dirottati per lungo tempo verso un mercato illecito sottraendolo all’Ast. Il carico di scarti metallici gestito dalla banda era destinato ad un’azienda di Foligno, complice dell’organizzazione.
Do ut des Qualche settimana dopo era arrivata anche l’inchiesta «Do ut des», grazie alla quale gli uomini del Nucleo investigativo di polizia ambientale e Forestale (Nipaf) e del comando Provinciale di Terni del corpo Forestale dello stato hanno notificato gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari ad 11 dipendenti dell’Acciai Speciali Terni, tutti di nazionalità italiana, tra i quali tre alti dirigenti e otto funzionari a livello apicale, indagati per reati che vanno dall’estorsione all’appropriazione indebita, a reati connessi alla sicurezza dei luoghi di lavoro. L’indagine, nata dalla denuncia di un imprenditore ternano, aveva portato ad accertare che alcuni degli indagati avevano preteso favori personali o per conoscenti ed amici, consistenti nella realizzazione di lavori di manutenzione e/o ristrutturazioni di abitazioni, da parte di operai della ditta che aveva ricevuto appalti dall’Ast, senza pagare alcun corrispettivo.
