di Francesca Marruco
Quando siamo venute a dare un bacio alla bara che custodisce il tuo corpo non siamo riuscite a non scoppiare in un pianto a dirotto. Poi però, qualcuno che ti conosceva molto bene e che ti voleva davvero tanto bene, ha fatto una battuta irriverente, una di cui tu avresti sicuramente riso di gusto e ci siamo dette: «Dante non avrebbe voluto vederci singhiozzare».
Così abbiamo pianto e riso contemporaneamente guardando la tua bara, con lo stesso magone che abbiamo da domenica pomeriggio: quello della notizia della tua morte annunciata, che non va giù. Impossibile pensare che tu non ci sia più, che i tuoi occhi vispi non li incontreremo più in nessun posto. Che non ci chiamerai più al telefono e non ci darai indicazioni su come crescere in questa professione che ci accomuna.
Ultimo abbraccio a Ciliani: fotogallery
Addio al presidente dell’Ordine: video
C’erano tante persone martedì mattina nella chiesa di San Francesco a Terni a salutare il caposervizio del Messaggero di Terni Dante Ciliani, morto prematuramente dopo che una malattia feroce lo ha consumato in soli tre mesi. Tanti giornalisti, dai più giovani ai più anziani, tutti con le lacrime agli occhi. Tutti con un ricordo a cui pensare prima di salutarlo per l’ultima volta. Tutti commossi nel sentire che quelle parole dette da chi lo ha voluto ricordare dal microfono raccontavano fatti che tutti avevamo vissuto.
Chi non aveva beneficiato di un tuo consiglio? Chi non si era preso una strigliata delle tue? Chi non aveva riso di una delle tue battute? Ognuna delle persone che era lì a salutarti col cuore schiacciato da un dolore tanto pesante, avrebbe potuto raccontare qualcosa di bello legato a te. Ed essere lì a darti un ultimo abbraccio, era l’unico modo per testimoniarlo.
Lo ha detto il caporedattore del Messaggero Umbria Marco Brunacci ai tuoi genitori e a tuo fratello:«Dovete essere fieri di lui». A ricordare i momenti bui della malattia invece è stato il presidente dell’ordine dei giornalisti Enzo Iacopino, amico fraterno di Dante, che ha raccontato di come Dante fosse felice quando lo andò a trovare in ospedale, e di quella chiamata ricevuta proprio da Dante quando erano giorni che non apriva bocca, annientato da un nemico insidioso e maligno.
Prima che la malattia lo condannasse ad una morte sicura, Dante è stato un punto di riferimento per molti di noi, e mi piace pensare che continuerà ad esserlo. Lo sarà certamente per tutti quei colleghi che eserciteranno il mestiere secondo il suo credo, ricordato in chiesa da don Fernando Benigni: «Per fare bene il giornalista occorre conoscere un altro mestiere, quello di uomo». Perciò questo non poteva essere un freddo pezzo della cronaca di un funerale, ma un tentativo – di cui probabilmente non sono stata all’altezza – di dire addio a un amico. Ciao Dante, ci manchi già.
