di Fabio Toni
Il presidente del collegio giudicante Massimo Zanetti ha appena letto la sentenza e la tensione di Eros Brega si scioglie nelle lacrime. Abbraccia i familiari, il suo avvocato Manlio Morcella e tutti quelli che gli sono stati vicini, presenti – come lui – a tutte le udienze del processo. Poi volge lo sguardo al cielo – «questa è per te papà» – e lascia di corsa l’aula del tribunale per andare dalla madre, colpita pochi giorni fa da un ictus.
La sentenza è arrivata poco dopo le 19, dopo un’ora e mezza di camera di consiglio. Il tribunale ha assolto Eros Brega dall’accusa di concussione «perchè il fatto non sussiste». Prescritti i quattordici capi di imputazione relativi al peculato e agli eventi valentiniani: tredici sono stati derubricati in appropriazione indebita. Prescritta anche l’accusa di falso mentre il presidente del consiglio regionale è stato assolto dal reato di calunnia nei confronti di una donna, querelata dallo stesso Brega. Il pubblico ministero Elisabetta Massini aveva chiesto una condanna a cinque anni e sei mesi: probabile, o forse scontato, il ricorso in appello da parte della procura.
DOPO LA SENTENZA: PARLA L’AVVOCATO MORCELLA
Peculato Gran parte del processo ruotava attorno alla gestione dei fondi pubblici degli eventi valentiniani. Accuse che riguardavano l’attività condotta da Eros Brega nelle vesti di assessore comunale e di presidente dell’associazione deputata all’organizzazione delle manifestazioni. Il pesante ammanco sancito dalla prima perizia contabile – ben 675 mila euro – aveva subito un ridimensionamento significativo in seguito all’individuazione dei documenti relativi alla contabilità dell’associazione. Strada facendo la cifra si era ridotta a circa 12 mila euro, distribuiti in cinque anni. La prescrizione è scattata tout court per l’ipotesi di peculato riferita al biennio 2001-2002, in cui Eros Brega aveva ricoperto l’incarico di assessore comunale agli eventi valentiniani. Gli ammanchi relativi al triennio 2003-2005 sono stati invece derubricati in ‘appropriazione indebita’ e quindi prescritti.
Concussione L’assoluzione riguarda l’accusa di concussione riferita a due distinti episodi. Il primo è la visita in carcere datata 1° aprile 2011, durante la quale Eros Brega aveva incontrato l’ex direttore di Confcommercio, Leandro Porcacchia, arrestato pochi giorni prima in seguito a un’indagine della squadra mobile. Il secondo è invece relativo ai due assegni – 10 mila euro in totale – che l’imprenditore Gianni Rossi aveva consegnato a Eros Brega fra il 2009 e il 2010. In aula lo stesso Rossi aveva dichiarato di aver consegnato le somme dietro pressioni dello stesso Brega. Una testimonianza che il collegio non ha, evidentemente, ritenuto attendibile.
Dichiarazioni Raggiunto al telefono, Eros Brega non entra nel merito del processo: lo farà con una conferenza stampa nei prossimi giorni. «Vorrei dedicare questa giornata a mio padre – si è limitato a dire a Umbria24 – che da quasi un mese non c’è più e ci teneva tantissimo alla mia assoluzione, a mia madre e a tutte le persone che mi sono state vicine in questi tre anni. E’ stato un incubo, da tre anni non vivevo più, da stasera ho ricominciato a vivere».
Il Pd Ad esprimere soddisfazione per la sentenza è il segretario del Pd dell’Umbria, Lamberto Bottini: «L’esito positivo di questa vicenda – afferma – rappresenta un elemento di rasserenamento per l’istituzione regionale, per la politica e per il partito democratico. E’ questa l’occasione per esprimere nuovamente la nostra vicinanza al presidente Brega».
