Il direttore Andrea Casciari (foto Toni)

di Fabio Toni

Habemus Papam. Con diversi giorni di anticipo sul conclave, l’’esclamazione è comunque d’’obbligo visti i passi avanti compiuti. L’’attivazione della Pet Tac all’’ospedale di Terni, sembra infatti a portata di mano. Si tratta di una vicenda annosa visto che dello strumento, in grado di diagnosticare in modo precoce e tempestivo diversi tipi di tumore, se ne era iniziato a parlare già nel 2009 con il protocollo sottoscritto da ospedale e università di Perugia. Poi, nel dicembre del 2011, la fondazione Carit aveva messo sul piatto i soldi necessari per attivare il servizio, circa un milione e mezzo di euro. Da allora, si è andati avanti fra ritardi e rimpalli di responsabilità. Oggi l’’impasse sembra definitivamente superata.

L’’annuncio viene dal nuovo direttore generale del Santa Maria di Terni, Andrea Casciari. «Le procedure burocratiche possono dirsi concluse – afferma – e presto potremo dare inizio ai lavori di installazione delle apparecchiature donate dalla fondazione Carit». A Terni da circa due mesi, dopo le nuove nomine dirigenziali della sanità umbra, Casciari spiega di aver fatto in questo periodo «tutto il possibile per accelerare il rilascio delle autorizzazioni da parte della direzione regionale della sanità e del comando provinciale dei vigili del Fuoco. A breve – afferma – saremo in possesso di tutta la documentazione e la ditta mandataria R.T.I. Siemens-Icoc-Sparkle sarà in grado di presentare la pratica completa al Suap del comune di Terni, per dare finalmente inizio ai lavori».

I locali da adibire ad ‘area Pet’ sono stati da tempo individuati nell’’ex magazzino economale che si trova al secondo piano seminterrato del nosocomio. Gli spazi sono già stati liberati lo scorso 15 dicembre. «Entro novanta giorni dalla consegna dei locali – aggiunge Casciari – dovranno essere garantiti tutti i lavori edili ed impiantistici nonché l’’installazione delle apparecchiature, senza nessuna spesa ulteriore per l’’azienda ospedaliera».

I ritardi accumulati nel tempo, hanno rischiato di vanificare lo sforzo messo in campo dalla fondazione Carit che si è fatta carico dell’’acquisto del macchinario, della sua installazione e di tutte le opere necessarie. «Mi auguro – aggiunge il direttore del Santa Maria – che la vicenda non vada a compromettere i rapporti tra la fondazione Carit e l’’azienda ospedaliera. Spero che sia stato apprezzato l’’impegno con cui l’attuale direzione ha seguito la procedura finalizzata ad una rapida attivazione del servizio e voglia proseguire una efficace collaborazione a favore di tutta la comunità».

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