di Marta Rosati
Cinque arresti, sette denunce e una ventina di clienti segnalati in prefettura. Questo il bilancio dell’indagine dei carabinieri del comando provinciale che, coordinati dalla procura della Repubblica di Terni, hanno smantellato una rete di ‘spaccio a credito’ gestita dalla casa popolare in zona Gabelletta in cui risiede la ‘famiglia di fatto’, composta da una donna di 46 anni di nazionalità marocchina, da suo figlio di 23 anni e dal compagno di lei, un 37enne di origine siciliana. Per i tre, tutti già gravati da precedenti di polizia per precedenti reati sempre inerenti gli stupefacenti, si sono aperte le porte del carcere; denunciati i loro 7 collaboratori.
CINQUE ARRESTI E SETTE DENUNCE: IL VIDEO
Casa popolare covo di spaccio Il giro d’affari era basato sulla vendita di hashish, cocaina e marijuana e i controlli dei carabinieri, che già nei mesi passati avevano portato all’arresto di altre due persone, una delle quali spacciava dalla finestra nel quartiere di Borgo Rivo, hanno permesso ai militari anche di sequestrare anche gli stupefacenti, un quantitativo dal valore complessivo stimato di 5 mila euro (500 g di hashish e 50 g di cocaina). L’Arma è riuscita a smascherare i pusher sia con l’utilizzo di intercettazioni telefoniche, ambientali e riprese video,che con numerosi servizi tradizionali di osservazione e pedinamento permettendo di individuare e segnalare alla prefettura una ventina di assuntori di droga. Sono stati altresì deferiti a piede libero per lo stesso reato anche altre 7 persone, 4 extracomunitarie e 3 italiane, che coadiuvavano il nucleo familiare nell’attività.
Recupero credito Ampio il bacino di utenza che l’organizzazione serviva, estorsivi i metodi di recupero credito: ad alcuni clienti talvolta sequestravano i mezzi ed erano soliti minacciarli. L’attività di riscontro svolta dagli inquirenti ha permesso di appurare in alcuni casi anche la scarsa qualità dello stupefacente ceduto, tanto da obbligare il cliente-assuntore a ricorrere alle cure mediche. La famigli, che nella villetta popolare si faceva difendere da tre cani rottweiler, attirava clienti anche da comuni vicini e il modus operandi criminale, nel corso delle indagini, è emerso con forza: i membri della banda dedita allo spaccio gestivano una fitta rete di collegamenti informativi, basati sull’utilizzo delle nuove piattaforme tecnologiche che utilizzano la comunicazione ‘end to end’, al fine di eludere eventuali intromissioni da parte degli inquirenti.
Come avveniva la vendita di droga Le dosi, recuperate dai militari nelle auto, nei cassettini degli scooter e negli zaini portati in spalla dagli assuntori sui mezzi pubblici con i quali raggiungevano gli spacciatori, venivano cedute dai 3 arrestati sia sulla soglia della loro abitazione che nei pressi di alcuni locali pubblici del centro storico, grazie anche agli altri collaboratori. L’attività d’indagine ha consentito di sequestrare non solo varie sostanze stupefacenti, ma anche materiale per la pesatura e per il confezionamento, a conferma della stabile organizzazione criminale del gruppetto familiare.
@martarosati28
